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Luigi Di Maio, dimissioni e sfogo coi fedelissimi: "Non ne potevo più", l'imbarazzo con Vladimir Putin
Luigi Di Maio si è sfogato con i suoi fedelissimi subito dopo aver dato le dimissioni da capo politico del Movimento 5 stelle: "Non ne potevo più", racconta secondo quanto riporta Augusto Minzolini nel suo retroscena su Il Giornale, "l'altro giorno mentre ero con Vladimir Putin avevo il telefonino che continuava a suonare perché il senatore Emanuele Dessì, il dissidente ma non troppo, voleva leggermi il suo comunicato, critico ma non troppo". Leggi anche: Vittorio Feltri sulle dimissioni di Luigi Di Maio: "Il guaio sarebbe se riprendesse la guida del M5s" Ma ora che ha dato l'addio pensa al suo futuro, in primis a rimanere al governo: "Io resto a fare il ministro degli Esteri. A 34 anni posso farmi delle relazioni a livello internazionale che potrebbero tornare utili a me e al movimento". Per Gigino, sottolinea Minzolini, la legislatura vale più di tutto, più della leadership, insomma, vale "la poltrona". Infine, lo sfogo di Di Maio riguarda Alessandro Di Battista: "Se io fossi stato al sui posto e lui avesse ricoperto il mio ruolo, non avrei fatto quello che lui ha fatto a me. Io ho deciso questo passo prima di Natale...". A non andare giù a Di Maio è stato il rifiuto di Dibba di diventare ministro dell'Istruzione dopo che Lorenzo Fioramonti aveva mollato.
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La Postina con Zanellato diventa Dotta
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