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Elly riscrive la Costituzione ma non la legge

Interpellata su quale fosse il programma elettorale del Campo Largo, la segretaria del Pd Elly Schlein finalmente ha messo le carte in tavola: «Il nostro programma sarà attuare la Costituzione». Fantastico. È un po’ come chiedere a un allenatore quale tattica userà per la prossima partita e lui rispondesse: «Ci atterremo alle regole del calcio». Povero Pd, ma anche povera Costituzione costretta a fare da tappabuchi al vuoto pneumatico della sinistra che ogni due per tre annuncia di volersi appellare alla Corte costituzionale, l’ultima contro la nuova legge elettorale approvata dal parlamento e firmata dal Presidente Mattarella (pochi giorni fa era successo per il decreto sul tetto nelle classi ad alunni e studenti che non parlano l’italiano). Quella della Schlein non è stata una semplice gaffe, un’idiozia dal sen fuggita. No, è la conferma che loro davvero confondono la Costituzione con il programma politico del Pd per cui al di fuori di questo, al di fuori delle loro idee e convenienze, tutto diventa automaticamente incostituzionale. Ormai è un riflesso incondizionato (quindi animalesco) che trascina nel ridicolo la Costituzione stessa che per sua natura (non sarebbe una Costituzione) è di tutti ma proprio tutti. «Giù le mani dalla Costituzione» è una frase talmente inflazionata da perdere senso ed efficacia soprattutto perché in bocca agli eredi di una cultura politica che aveva concetti ben diversi in quanto a libertà e democrazia (non per nulla se fosse stato per loro saremmo diventati soci di Stalin). Legittimo che una legge non piaccia - la Costituzione prevede che la si approvi a maggioranza, non all’unanimità - ma questo continuo appellarsi alla Corte, organo accessorio dello Stato definito da Togliatti «una bizzarria» ed entrato in funzione per inerzia solo nel 1955, è la negazione della Costituzione, della politica e della sovranità del Parlamento. Roba perfetta per il Pd.
di Alessandro Sallusti
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