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Immigrazione, un problema europeo: solo la nostra sinistra non riesce a vederlo

Corrado Ocone
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La sinistra globale è, da un po’ di tempo, quella “del giorno dopo”. Attaccata ai totem e ai tabù dell’ideologia, da cui non riesce ad affrancarsi, non capisce più in tempo la realtà. Soprattutto, non riesce a rappresentare le esigenze dei deboli che continua ostinatamente a dire di voler difendere. Quanto invece alla sinistra italiana, essa nemmeno il giorno dopo riesce a svegliarsi dal sonno in cui è immersa. La prova arriva puntuale sul tema dell’immigrazione. Ieri Laura Boldrini ha infatti attaccato duramente la politica del nostro governo nel corso di una conferenza stampa romana in cui veniva presentato un report redatto dal cosiddetto “Tavolo asilo e immigrazione”. La deputata del Pd, in linea con le dichiarazioni di altri leader del suo partito, ha parlato addirittura di “sospensione dei diritti” nei cosiddetti Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio) messi su dall’Italia in territorio albanese.

Peccato che quella dei Centri sia un’iniziativa che è stata lodata, fra gli altri, anche dal premier laburista inglese Keir Starmer. Più in generale, è tutto il modello italiano di contenimento e controllo dell’immigrazione che è fatto oggetto di attenzione, e spesso imitato, da non pochi esponenti della sinistra di governo: l’idea dell’accoglienza indiscriminata in nome di una solidarietà male intesa e spesso ipocrita batte decisamente in ritirata di questi tempi. Meglio tardi che mai! Messe da parte ideologia e demagogia, i più sono ormai consapevoli che aprire le porte a tutti, anche alla stragrande maggioranza dei clandestini che non ne ha diritto, significa danneggiare prima di tutto le classi meno abbienti.

Sono, infatti, i deboli che ne soffrono e proprio nei termini di quei “diritti” faticosamente conquistati: dalla sicurezza alla coesione sociale, dalla possibilità di trovare un lavoro dignitoso e non sottopagato a quella di usufruire dei servizi del welfare. Ma ad essere danneggiati, a ben vedere, sono anche i nuovi arrivati, spesso convinti di trovare da queste parti un Eldorado che non c’è più (o non c’è mai stato). Costoro, per tirare a campare, finiscono inesorabilmente nei circuiti della delinquenza più o meno organizzata.

Quello dell’immigrazione è un tipico caso ove, per evitare conflitti fra poveri e non generare illusioni, il politico deve stare attento alle conseguenze delle proprie azioni, esercitando quell’etica della responsabilità che già Max Weber indicava come caratteristica del politico vero. In questo più che in altri casi, il moralismo si presenta come l’esatto opposto dell’etica, un’arma impropria di lotta politica usata cinicamente dai più spregiudicati. Un governo serio deve invece agire necessariamente su due fronti: deve scoraggiare le partenze, così sottraendo chi vuole approdare sulle nostre coste dalle grinfie mortali delle bande criminali e dei tanti che lucrano sul “commercio di carne umana”; deve attuare forme di aiuti e solidarietà nei Paesi di origine, in un’ottica non assistenzialistica ma di partnership egualitaria (far crescere economicamente i paesi dell’Africa è per noi europei una tipica politica win win, a ben rifletterci). Ora, è proprio lungo questa doppia direttrice che si è mosso il governo italiano, a partire dalla creazione in Albania di quei Centri di permanenza che hanno una forte capacità di dissuasione nei confronti dell’immigrazione illegale garantendo una dignitosa permanenza in attesa del rimpatrio. Aprirà mai la sinistra italiana gli occhi sulla realtà? Vista la sua involuzione culturale, c’è da dubitarne.

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