Domani, domenica 6 aprile, andrà in scena uno dei classici intramontabili del calcio italiano: Roma-Juventus. Una sfida ricca di storia, rivalità e significato. In ballo, ora, c'è una difficilissima corsa, per entrambe, per un posto nella prossima Champions League. E a dire la sua prima del big match ci pensa Fabio Capello, grande ex di entrambe le squadre.
Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, parte dalla Roma e da un episodio legato al suo arrivo sulla panchina giallorossa: "Ricordo come arrivai alla panchina della Roma. Un giorno incontro Luciano Gaucci, che mi disse: Fabio, perché non vai ad allenare la Roma? Gli dico che non ho il numero di Sensi e me lo dà subito lui. Poi con Sensi ci siamo trovati su tutto. Al di là dello scudetto, a Sensi sarò sempre grato per quando portò me e mia moglie a cena in Vaticano. Però, mi spiace non averlo salutato quando ho lasciato la Roma per andare alla Juventus. È successo tutto velocemente: non mi sentivo più felice in giallorosso e quando i bianconeri mi hanno chiamato ci siamo accordati da un giorno all’altro".
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...Nella lunga intervista, in cui si parla anche dello storico scudetto vinto con la Roma, non poteva mancare un paragrafo su Antonio Cassano, il talento barese che Don Fabio allenò sia nella Capitale sia al Real Madrid. "Antonio era un talento fantastico e avrebbe potuto giocare in tutte le migliori squadre del mondo, anche nella Juventus. Era solo un po’ lunatico e in certe giornate. Cassano mi imitava benissimo, era anche divertente. Quando mi ha fatto infuriare alla Roma non era quello il motivo. Aveva ordinato le patatine fritte a tavola. Una ragazzata, ma io ero intransigente su queste cose", ha concluso Capello. Insomma, riscritta la storia di una delle più celebri sfuriate di Capello contro Cassano.