Un giocatore meno zen di Alex De Minaur ne sarebbe uscito pazzo. Due ore e mezza in mezzo al centrale di Miami che pareva il Maracanã, tant’è che l’australiano ha poi scritto “Rio Open” sulla telecamera a fine partita. Una partita rimontata (sotto di un set e poi sotto di un break nel set decisivo) con oltre 10mila persone che, oltre a tifare per il brasiliano Fonseca, tifavano contro di lui. Una cosa che nel tennis, ecco, no, non è contemplata. Ma questa invasione carioca sta cambiando le regole del gioco perché di questo gioco fa parte anche il pubblico nel suo silenzio liturgico.
Da sport “di teatro” a sport “da stadio” è un attimo ma l’Atp per ora fa finta di niente. Questo nuovo pubblico non si limita ad esultare ma disturbai colpi. Anche il servizio, che da sempre è protetto dal silenzio. Non solo: questi esultano per gli errori di un giocatore. Per ora capita all’avversario di Fonseca ma, dato che Fonseca farà strada, capiterà a tutti. È dal calcio che arriva questo esercito perché dal pallone, i brasiliani, non stanno raccogliendo grandi soddisfazioni, quindi ora si riversano sul prodigio nazionale. Così i tornei del Sunshine Double, prima Indian Wells e ora Miami, sono diventati stadi in cui andare in trasferta.
Novak Djokovic, la foto a Miami fa sbroccare Burioni: "Senza parole", come si mostra
Una foto con al centro Novak Djokovic ha fatto discutere nelle ultime ore. Il tennista serbo, infatti, ha posato con Rob...Qualche giorno fa nell’arena Grandstand era previsto il match di Fonseca in seguito a quello tra Draper e Mensik, ma mentre questi ultimi giocavano è stato notificato il cambio di sede per il brasiliano. In un attimo il brusio si è trasformato in una protesta. Interesse verso Draper e Mensik? Zero. Rispetto? Sotto zero. Hanno dovuto interrompere la partita per far defluire i tifosi brasiliani e l’hanno finita con la piccola arena praticamente vuota. La Davis esiste apposta per liberare un po’ di tifo nel tennis ma anche per circoscriverlo alla Davis stessa. Altro che “Rio Open”, come ha scritto De Minaur: il rischio è che ogni torneo in cui c’è Fonseca diventi la Davis. Il ragazzo lo ha intuito e ne sta già sfruttando i vantaggi nelle battute finali del match contro l’australiano ha più volte invocato il pubblico dopo l’errore del rivale senza curarsi dell’effetto collaterale: sta già sull’anima alla metà di mondo che ama il tennis perché è tennis.
L’effetto bolgia nel grande circuito trova un riflesso nei tornei Challenger, da sempre preda degli scommettitori che insultano chi sabota i loro piani. Accade ovunque e sta (ri)accadendo in questi giorni a Napoli. A farne le spese è stato Jacopo Berrettini, fratello minore di Matteo, che ne ha sentite di tutti i colori (anche mentre colpiva la pallina) durante il derby con Giovanni Fonio. Ieri è toccato a Pellegrino che stava venendo rimontato da un Evans su cui erano evidentemente piovute scommesse in diretta: la rimonta al terzo set, da 5-0 a 5-4, era ben quotata. Lo scorso anno, sempre a Napoli, Brancaccio peraltro nato a Torre del Greco disse che durante la partita contro Herbert aveva ricevuto insulti e minacce. Queste persone non vengono allontanate perché nei tornei minori gli staff per la sicurezza sono pressoché inesistenti.
Qualche mese fa Caroline Garcia ha pubblicato dei messaggi di odio da alcuni tifosi che avevano perso soldi per via di una sua sconfitta. Il fatto è che sul tennis le scommesse stanno aumentando perché l’anatomia del gioco si presta alle puntate in diretta. E infastidire un giocatore è semplice. Addirittura più semplice che corromperlo.