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Nations League, Italia si può fare

di Claudio Savelli sabato 22 marzo 2025

3' di lettura

L’Italia può battere la Germania. Partiamo da questo presupposto tutto tranne che scontato considerando a che distanza eravamo fino alla scorsa estate. Possiamo ribaltare il 2-1 subito al Meazza in quel di Dortmund, ne abbiamo le qualità anche se non tutti i titolari sono a disposizione di Luciano Spalletti e questo non va dimenticato. Sono chiare le cose da migliorare e questo è un vantaggio oltre che un segnale positivo: accade solo quando c’è la base.

Una è quella di cui Spalletti non ha voluto parlare perché «la sanno tutti, pure noi e non va trasformata in una psicosi»: i calci piazzati. Subiamo gol su quelle situazioni perché abbiamo pochi centimetri e pochi marcatori puri. Di solito in questi casi si marca a zona ed è così che il ct e il suo staff avevano impostato l’Italia ma dopo i gol subiti dalla Francia si è deciso di cambiare per un sistema di marcature cosiddetto misto: castello difensivo a proteggere Donnarumma e davanti a uomo sui saltatori avversari. Ma non ha funzionato nemmeno questo. Forse il problema va risolto a monte inserendo statura e abilità difensive in marcatura, quindi Buongiorno non può più essere ignorato, non solo per la partita di domani. L’Italia ha bisogno di un centrale puro in mezzo alla difesa per questi situazioni e non solo, e bisogna accettare che Calafiori (rientrato a Londra per accertamenti al ginocchio: starà fuori almeno un paio di settimane e salterà ovviamente la partita di domani) diventi la riserva di Bastoni se non si ha il coraggio di schierarlo sul centrodestra.

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La presenza di Buongiorno darebbe vantaggi anche al gioco nel suo complesso. Al Meazza si è vista una squadra compatta, e questa è senz’altro una grande cosa, però a tratti con un baricentro fin troppo basso. Poi è dura risalire sempre il campo, infatti Tonali ha finito con i crampi, Barella e Politano sono stati sostituiti e Kean non ha mai avuto l’opportunità di correre in profondità. Un marcatore come Buongiorno, educato per anni al gioco di anticipo sull’uomo da Juric e completato quest’anno da Conte, permette di vincere qualche duello diretto in più quando gli avversari si appoggiano al centravanti e quindi di rilanciare più azioni, con il risultato finale che il baricentro rimane più alto.

A ruota questo permetterebbe alla squadra di spendere meno energie, avendo di più il pallone tra i piedi, di essere più lucida nei piazzati di cui sopra e di avere più continuità nei 90 minuti, evitando di concedere troppi spazi alle giocate dei talenti della Germania nei minuti finali. Per evitare che cali drasticamente serve allargare il parco dei titolari, testando le riserve e alzandone il livello. È stato il caso di Udogie e Politano che sostituivano Dimarco e Cambiaso (che ieri è tornato a casa, non sarà disponibile a Dortmund): fondamentale schierarli e dar loro fiducia. Bene il secondo, non ancora connesso il primo, ma almeno si sa che tipo di lavoro bisogna fare. A questa Italia contro la Germania ma non solo servono anche gol degli attaccanti perché segnano quasi sempre i centrocampisti. Se non è Frattesi è Tonali ma siamo sempre lì. I gol devono arrivare anche dalle punte perché 1) le punte che segnano ora le abbiamo; 2) serve che trasferiscano la fiducia anche in azzurro; 3) bisogna iniziare a comunicare ai difensori avversari che devono impegnarsi. La sfida di ritorno contro la Germania non è un problema ma un’opportunità per fare un primo salto di qualità. Proviamo a coglierla, sfruttando il fatto che almeno stavolta non abbiamo granché da perdere.

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