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Novak Djokovic sconcertante dopo lo sfregio a Sinner: "Ne parlano gli avvocati"

venerdì 21 marzo 2025

2' di lettura

"Si tratta di una classica causa legale, quindi di situazioni in cui si parla tra avvocati": Novak Djokovic, a Miami per partecipare all'ATP 1000, rompe il silenzio sull'azione legale promossa dalla Professional Tennis Players Association (PTPA), il sindacato da lui fondato, contro il sistema che regge il tennis mondiale. In particolare, nel mirino ci sono finiti ATP, WTA, ITF e l'International Tennis Integrity Agency, l'agenzia responsabile dell'antidoping, che sono stati definiti come un sistema "corrotto, illegale e abusivo". Gli atti sono stati depositati contemporaneamente nei tribunali di Londra, Bruxelles e New York e contengono accuse durissime. Un passaggio chiama in causa l'italiano Jannik Sinner, citato come esempio (negativo) di tutto quello che non va a livello di antidoping in riferimento al caso Clostebol.

Di tutto questo, però, pare che Djokovic non sapesse nulla. "Ad essere sincero - ha detto in conferenza stampa a Miami - ci sono cose con cui sono d'accordo nella causa e altre con cui non sono d'accordo. Ho scoperto che forse alcuni termini erano piuttosto forti. Ma immagino che il team legale sappia cosa sta facendo e che tipo di terminologia dovrebbe usare per ottenere l'effetto giusto".

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Il tennista serbo ha fondato la PTPA nel 2021 insieme a Vasek Pospisil. E a tal proposito ha spiegato: "Adesso è cresciuta fino a diventare un'organizzazione con dipendenti a tempo pieno. Penso che al momento ci siano circa 30 persone che lavorano quotidianamente". Poi, ha puntualizzato che in realtà lui non avrebbe chissà quanto peso sul funzionamento dell'organismo: "Prendono molte decisioni e iniziative diverse per andare avanti. E io sono nel comitato esecutivo, ma non ho potere o influenza, quindi non ho potere di veto sulle decisioni o sulle azioni che intraprendono".

Djokovic, infine, ha chiarito il motivo per cui il suo nome non compare nell'elenco dei firmatari della causa legale: "In generale, ho pensato di non dover firmare la lettera perché voglio che altri giocatori si facciano avanti. Sono stato molto attivo nella politica del tennis, ho sentito che è anche mia responsabilità cercare di usare l'influenza e il ruolo che ho per supportare i giocatori e lottare per i loro diritti e sono quasi 20 anni che sono nel tour. Ho visto alcuni cambiamenti, ma ci sono ancora alcuni cambiamenti fondamentali che devono essere apportati e spero davvero che tutti gli organi di governo, tra cui la PTPA, si uniscano e risolvano questi problemi".

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