Milan, Paolo Maldini durissimo con la società: "Rispettate la storia"

di Roberto Tortoravenerdì 1 dicembre 2023
Milan, Paolo Maldini durissimo con la società: "Rispettate la storia"
2' di lettura

Alla fine ha parlato. Dopo mesi di silenzio, ha covato tutta la delusione del mondo, ha messo a posto i cassetti della mente e, alla fine, ha deciso di vuotare il sacco. Stiamo parlando di Paolo Maldini, silurato da Gerry Cardinale al crepuscolo della passata stagione e intervistato da Repubblica dopo sei mesi di assoluti “no comment”. E ne ha davvero per tutti l’ex-capitano e dirigente rossonero.

Dal numero uno di RedBird, Cardinale appunto, al presidente Scaroni. Maldini dice: "Oggi comandate voi, ma per favore rispettate la storia del Milan. Il mio silenzio? Il tempo permette serenità. L'amore per il Milan rimane incondizionato, ma persone come me converrebbe tenersele strette". 

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Su Cardinale confessa: “Voleva che vincessi la Champions, ma aveva già deciso di mandarmi via. Cardinale mi disse che io e Massara eravamo licenziati (5 giugno 2023, ndr), giustificandolo con i cattivi rapporti con Furlani e aggiungendo una battuta sulla semifinale Champions persa con l'Inter. Con lui in un anno solo una chiacchierata e quattro messaggi. Mi era stato chiesto di preparare un piano per vincere la Champions. L'ho fatto con Massara e un amico consulente, l'ho mandato ma non mi è stata mai data una risposta".

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Su Scaroni è altrettanto duro: "In prima fila per lo Scudetto, ma lo vedevo spesso lasciare lo stadio in anticipo quando le cose non andavano bene". E, infine, non può mancare la stilettata a Furlani, uno con cui Maldini non è mai andato d’accordo: “Furlani mi comunicò un budget basso per questa stagione, ma dopo la mia partenza è raddoppiato. Non c’è bisogno di algoritmi per prendere Loftus-Cheek, Pulisic e Chukwueze". E Pioli? "Va ringraziato, ma dargli compiti che esulano dai suoi lo renderà sempre più solo". 

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Quanto al mercato fatto da Maldini nella sua esperienza rossonera, ecco alcuni aneddoti: Per Ibrahimovic servirono tante riunioni, invece mi contestavano De Ketelaere, ma per un ragazzo così giovane la percentuale d’insuccesso è alta. Leao, Bennacer e Theo Hernandez, invece, non piacevano. Messi? Era libero dopo il Barcellona, ma è rimasta un’idea – ammette l’ex-capitano del Milan – perché Leonardo mi disse che il Psg era avanti”. Chiosa sul nuovo stadio: "Lottavo per un impianto più grande, è stato un motivo di scontro".