A volte basta poco per cambiare totalmente volto a una stagione. In meno di un mese, dopotutto, il Monza si ritrova da fanalino di coda del campionato a una delle squadre più in forma di tutta la serie A. Merito dell'ennesima intuizione del presidente Silvio Berlusconi, con il cambio al timone e l'arrivo in panchina dell'esordiente Raffaele Palladino per sostituire il ben più esperto Giovanni Stroppa (autore della storica promozione biancorossa nella massima serie), seguito da 3 vittorie consecutive - contro Juventus (1-0), Sampdoria (3-0) e Spezia (2-0) - con la bellezza di 6 gol fatti e nemmeno uno incassato. Numeri totalmente opposti a quelli collezionati dal Monza prima del suo arrivo, quando la squadra brianzola viaggiava a un solo punto in classifica in 6 partite (pareggio in casa del Lecce, poi sconfitte contro Torino, Napoli, Udinese, Roma e Atalanta), con solamente 3 reti segnate e ben 14 subite. Un rendimento straordinario, che permette alla squadra di passare dall'ultimo posto in classifica all'undicesimo (al pari della Salernitana) e al suo allenatore, il 38enne Palladino, di entrare nella storia. Nessun tecnico, nell'era dei tre punti a vittoria (quindi dalla stagione 1994/95), era riuscito a vincere le sue prime tre partite da esordiente in serie A alla guida di una squadra neopromossa.
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Allargando la questione a tutti gli allenatori esordienti in A, invece, solamente Rudi Garcia (10 vittorie alla Roma nel 2013/14), Ciro Ferrara (6 con la Juventus nel 2008/09) e Ivo Pulga (4 con il Cagliari nel 2012/13) hanno fatto meglio (Palladino proverà a prolungare la striscia sabato alle 15 in casa dell'Empoli). Insomma, se spesso nel calcio il cambio di allenatore si rivela sbagliato, affrettato e frutto dell'impulsività di alcuni presidenti, la scelta di affidarsi a Palladino, che a Monza allenava la Primavera, conferma la lungimiranza del già citato Berlusconi e del suo immancabile braccio destro Adriano Galliani, strepitosi nel lanciare un allenatore promettente come l'ex attaccante della Juventus e rilanciare la stagione di un club troppo ambizioso per accontentarsi di un rendimento da zona retrocessione. Una mossa che, tra l'altro, si rivela ancora più azzeccata perché arrivata a mercato chiuso e quindi senza la possibilità di acquistare nuovi giocatori. Con lo stesso materiale a disposizione, il Monza ora vola, anche grazie a qualche scelta coraggiosa. La più bella quella di lanciare un attaccante come Patrick Ciurria, ai margini con Stroppa in panchina, da esterno destro a tutta fascia. Il resto l'ha fatto il mettere i giocatori al posto giusto, puntando su una mediana di assoluto livello, con Stefano Sensi e Nicolò Rovella a gestire il gioco in mezzo al campo e il capitano Matteo Pessina a legare i reparti qualche metro più avanti, in attesa di ritrovare anche il centravanti titolare Andrea Petagna, ai box per un problema muscolare.
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Dando, tra l'altro, quell'impostazione tattica alla squadra a ricordare il suo maestro Gian Piero Gasperini (e simile anche nei numeri: il modulo è un 3-4-2-1), incontrato ai tempi delle giovanili della Juventus e ritrovato in serie A al Genoa. Sia chiaro, l'avventura di Palladino è appena cominciata, ma essere stato scelto da Berlusconi e Galliani vale già di sé una strepitosa garanzia di qualità. Dopotutto, ai tempi del Milan, i due hanno lanciato allenatori capaci di fare la storia come Arrigo Sacchi o Fabio Capello. Solo il tempo dirà se anche Palladino riuscirà a togliersi grandi soddisfazioni, ma se il buongiorno si vede dal mattino, a Monza si divertiranno parecchio.