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Paulo Dybala, ma non era rotto? Gode Mou, l'ultimo "disastro" della Juve
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Paulo Dybala sta facendo nella Roma quello che ha fatto nella prima Juventus: portarla ad un livello superiore. E ci sta riuscendo perché ha trovato una continuità di impiego che non aveva dai primi tempi in bianconero. Merito suo (durante l'estate si è sistemato) e di José Mourinho che lo ha eletto titolare nonostante arrivasse con l'etichetta di "rotto". Non lo era, evidentemente.
Pur senza una completa preparazione con la squadra, se è vero che è stato ufficializzato dai giallorossi due settimane dopo l'inizio del ritiro, Dybala si è dimostrato pronto per giocare e non solo qualche minuto ma intere partite.
In campionato ha disputato l'88% dei minuti disponibili, cominciando sempre da titolare. Finora ha firmato 3 reti e 2 assist, mettendo lo zampino in 5 degli 8 gol giallorossi (62,5%). Ha una media di 82' in A contro i 75' dello scorso anno (Juve di Allegri), i 60' di quello precedente (Pirlo), i 70' della stagione pandemica dove fu decisivo per lo scudetto (Sarri) e a ritroso i 78', 73', 72' delle prime annate bianconere. Sta giocando più che mai.
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In E-League ha presenziato al 75% dei minuti totali, partendo dall'inizio una volta su due e in quella in cui è entrato a gara in corso - l'ultima contro l'Helsinki - ha segnato al primo pallone toccato, due minuti dopo aver messo piede in campo, avviando il 3-0 finale.
MODULO PERFETTO
Dybala è già al centro della Roma perché Mou non ha dovuto modellare la squadra per metterlo a suo agio. Il 3-4-2-1 era già apparecchiato e aveva bisogno di una seconda punta mancina capace di partire da destra, rifinire l'azione sulla trequarti o concluderla.
L'identikit della Joya. Ha risolto un vuoto tattico alla Roma dopo averne creato uno (presunto) alla Juventus, che per questo lo ha scaricato. I bianconeri pensavano fosse un ostacolo al definitivo passaggio al 4-3-3 che però, per via delle numerose assenze (16 infortuni nei primi due mesi di stagione), non sono praticamente mai riusciti a schierare.
Oltre al danno, la beffa. L'altro motivo dell'addio era l'affidabilità atletica, eppure al posto di Dybala nella Juve sono arrivati giocatori altrettanto precari come Pogba e Di Maria, finora più assenti che presenti, pagati peraltro più dell'argentino in giallorosso (oltre 7 milioni a stagione).
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Così la Joya, a quasi 29 anni, sta vivendo una seconda giovinezza e un momento di rivincita personale. Nella Roma ha trovato tutto ciò che non aveva più nella Juve: una proprietà disposta a fare un sacrificio pur di averlo in rosa (4,2 milioni a stagione più bonus fino ad arrivare a 6) e a spendere parole in prima persona (Dan e Ryan Friedkin lo hanno contattato direttamente); un dirigente estasiato al punto da «rinchiudersi in hotel a Torino per giorni», parola di Tiago Pinto, pur di ingaggiarlo; un allenatore che lo ha capito ancor prima di allenarlo, come dimostra quel «Sei forte ragazzo» sussurrato nell'orecchio; una città innamorata di lui fin dal principio, come dimostra l'oceanica folla accorsa alla presentazione. E siamo solo all'inizio. Se il meglio di Dybala alla Roma dovesse ancora arrivare?
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