Charles Leclerc e la Ferrari, "rapporto messo a dura prova": gola profonda, perché può finire malissimo

mercoledì 1 giugno 2022
Charles Leclerc e la Ferrari, "rapporto messo a dura prova": gola profonda, perché può finire malissimo
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Già, continua a fare male, e a far rumore, il "suicidio" della Ferrari al Gp di Monaco, il clamoroso errore strategico che ha condannato Charles Leclerc al quarto posto in una gara che era totlamente in mano sua. Il tutto la gara successiva al cedimento del turbo che lo ha costretto al ritiro in Spagna.

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Leclerc, dopo il misfatto di Montecarlo, si è lamentato a gran voce contro la squadra. Insomma, il clima a Maranello è molto teso. E secondo Martin Brundle, grande ex della Formula 1, il clima ora è teso anche tra Leclerc e il compagno di squadra, Carlos Sainz. L'ex pilota britannico ha fatto il punto nella rubrica che cura su Sky Sports F1, dove ha spiegato: "Bisogna essere dispiaciuti per Leclerc, ha conquistato la pole ed è rimasto comodamente in testa nella prima parte di gara, fino a quando la strategia non lo ha relegato al 4° posto. Ha effettuato il pit-stop al 18° giro per montare le intermedie, tornando poi tre giri dopo per le slick, ma un messaggio radio confuso ha fatto sì che dovesse aspettare brevemente alle spalle del suo compagno di squadra Carlos Sainz in un doppio pit-stop. Pertanto, è stato inizialmente scalzato da Perez in seconda posizione, scendendo poi in quarta dopo la seconda sosta", ha spiegato.

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E ancora, Brundle ha aggiunto: "Inusualmente durante  la seconda bandiera rossa ha potuto condividere con la squadra i suoi sentimenti in merito a tutto questo. Aveva la gara in mano e non è nemmeno salito sul podio". E ancora, parlando del confronto con il team: "L’ammirazione e l’affetto reciproco tra le due parti mi ricordano il rapporto che Michael Schumacher aveva con la squadra. Ma  questo è stato messo a dura prova per Leclerc in appena otto giorni con due importanti vittorie mancate e avendo sprecato l’opportunità di riconquistare la testa del campionato", ha concluso Martin Brundle.