Vado da Cracco o alla Gintoneria? A protestare, s’intende. A Dritto e rovescio, su Rete 4, si parla ancora dei blitz degli eco-attivisti di Ultima Generazione che a Milano nelle ultime settimane hanno messo nel mirino i ristoranti di lusso, in testa quello della star di MasterChef in Galleria Vittorio Emanuele, il salotto chic della città.
«Il problema è che ci vuole un giusto prezzo per il cibo e se con il mio stipendio non posso scegliere cosa comprare, non sono libero», sottolinea uno dei rappresentanti dell’associazione verde, Aldo Riboni. La loro, però, stigmatizza Giuseppe Cruciani seduto davanti a lui, è «una battaglia ridicola» proprio perché «contro il lusso» e pure «contro il lavoro». Tra urla, passata di pomodoro versata in strada, slogan e ragazze trascinate via di peso dalle forze dell’ordine, tra 19 e 23 marzo i “cuginetti” di Greta hanno guadagnato spazio nei tg e sui social. E forse questo era il loro vero, unico obiettivo. «Ovviamente Cracco è un simbolo, i ristoranti di lusso sono un simbolo. Abbiamo chiesto a Cracco di fare un’azione simbolica, non l’ha voluta fare- prosegue Riboni nella sua invettiva -. Il problema reale è che più di metà degli italiani fa fatica arrivare alla fine del mese, anche se lavora. E ci sono 4 milioni di italiani, di nostri connazionali, che non riescono a mettere insieme un pasto intero al giorno.
Allora, il problema è che ci vuole un giusto prezzo per il cibo, per chi lo consuma. Metà degli italiani non sono liberi in questo momento. Ci vuole un giusto prezzo che permetta ai consumatori di comprare il cibo». Cruciani non è della stessa idea e dopo aver ripetutamente scosso la testa interviene a piedi uniti: «È una battaglia di esibizionismo, e per carità va benissimo, fa parte di ognuno di noi. Ma non si capisce qual è la campagna che si porta avanti mentre lontanamente si poteva capire la battaglia sul pianeta che la gente poteva percepire come concreta, da questo punto di vista francamente non si capisce qual è la battaglia». Prende poi la parola lo stilista Alviero Martini: «Viviamo un momento storico di grande confusione, di ipocrisia sociale, di mancanza totale di buon senso. Gli imprenditori sono liberi di far pagare il prezzo che vogliono e poi saranno i clienti a scegliere. Gli attivisti hanno perso un’occasione, fino a qualche giorno fa c’era la Gintoneria che offriva droga, prostituzione, champagne e lì nessuno si è visto. Questo andava fatto, altro che Cracco».