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In Onda, le comiche finali: "Il figlio di Stefano Feltri piange, Trump lo spaventa"

Claudio Brigliadori
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Trump come Hitler e altre amenità del genere. Mentre la sinistra si culla su questa narrazione, c’è chi come Federico Rampini, che di certo non può essere tacciato di essere filo-repubblicano, si sforza di guardare la realtà con obiettività. Quella che da tempo non hanno più NY Times, Washington Post, Cnn: «Sono faziosi, non sono più credibili. Se veramente crediamo che Trump sia Hitler, allora il ragazzo che ha cercato di ucciderlo è un eroe, un martire, un partigiano», spiega la penna del Corriere della Sera dagli Usa, in collegamento con Marianna Aprile e Luca Telese a In Onda, su La7.

In studio scuotono tutti la testa. A un certo punto Rampini fa notare, da cronista, un fatto quasi banale: la violenza non appartiene solo ai trumpiani e ai repubblicani. «Noi tutti ricordiamo con sdegno, con orrore, con condanna imperitura l’assalto a Capiton Hill il 6 gennaio 2021, ma la destra americana e una parte dell'opinione pubblica americana ricorda sempre un evento analogo del 2020 quando la barbara uccisione di George Floyd per mano di un poliziotto bianco fu usata come pretesto dal movimento Black Lives Matter per incendiare sedi delle istituzioni democratiche in tutta l’America».

 

La Aprile si increspa: «Scusa, però non si può paragonare questo con un ex presidente che fa assaltare il Campidoglio». Rampini è quasi spiazzato: «Non farmi dire quello che non ho detto». «Allora spieghiamolo bene, perché è arrivata così», «Non penso che sia arrivata così. Se la vuoi capire così, è perché la vuoi capire così tu». La Aprile abbozza, ma poco dopo congeda con queste parole Stefano Feltri, anche lui in collegamento da casa: «Suo figlio piccolo sta piangendo, Trump l’ha spaventato». Appunto.

 

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