Sanremo 2024, fango contro i Ricchi e Poveri: "Ingiudicabili", "Patetici". Cosa c'è dietro

di Fabrizio Biasinmercoledì 17 gennaio 2024
Sanremo 2024, fango contro i Ricchi e Poveri: "Ingiudicabili", "Patetici". Cosa c'è dietro
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C’è una cosa più triste che prendersela con i più “deboli”? No, non c’è. E figuratevi quando si tratta di artisti, canzoni e giudizi al primo ascolto. L’altro giorno pochi fortunati hanno avuto la possibilità di ascoltare in anteprima i brani scelti dal direttore artistico Amadeus per il Festival di Sanremo 2024 (6-10 febbraio) e, ovviamente, sono piovuti i primi giudizi (sommari). Li abbiamo pubblicati persino noi. La prima cosa saltata all’occhio? La “comodità” di certe sentenze spietatissime, pratica assai comune in tutte le edizioni: laddove l’artista ha le “spalle larghe” (leggi, etichetta discografica potente e futuro radioso) allora il critico lecca che è un piacere o, in caso di canzone orrenda, minimizza il dosaggio di veleno; se, invece, di mezzo ci sono cantanti benedetti da Iddio (leggi, Amadeus) ma con poco “potere”, allora parte il massacro senza troppi complimenti.

Un anno fa toccò ai poveri Cugini di Campagna, presi per il c**é per la loro Lettera 22. Li definivano boomer, bolliti, fuori dal tempo e, infine, il loro brano risultò gradevolissimo, tanto da piacere un po’ a tutti. Quest’anno è il turno dei Ricchi e Poveri, ovvero Angela Brambati e Sandro Sotgiu, prescelti dal direttore artistico e in gara con Ma non tutta la vita. Ecco alcuni dei giudizi letti qua e là: «Sono cringe», «patetici», «La quota Lol di questa edizione», «l’anagrafe fa scricchiolare tutto», «Ingiudicabili», «Fuori tempo» e via andare.

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I voti? Potete immaginare. Come ha scritto l’ottimo Giuseppe Candela di Dagospia su X: «Facile prendersela con i meno protetti». Ha ragione da vendere. Stesso pensiero di Fiorello, uno dei grandi protagonisti del Festival (il glass di Viva Rai2! è già in fase di “costruzione” fuori dall’Ariston, in più Rosario sarà Gran Visir della finale, oltre che “scheggia impazzita” durante tutte le serate). Ha detto così proprio a Viva Rai2!: «Qualcuno ha dato 4 ai Ricchi e Poveri. Sta cosa non mi piace. A Sanremo votate i Ricchi e Poveri. Mi schiero. Ho letto diversi commenti che non mi sono piaciuti. Ci vuole rispetto verso chi ha fatto la storia della musica italiana. Noi di Viva Rai 2! ci schieriamo con i Ricchi e Poveri, lo diremo ogni giorno di votarli». E voi direte: «Sì, ma se la canzone fa schifo mica possiamo star lì a fare la Caritas dei musicisti».

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Ebbene, si dà il caso che il qui presente sia uno dei fortunati presenti agli “ascolti” andati in scena in Via Mecenate a Milano lunedì mattina e, oh, sarà che non abbiamo tutto ’sto orecchio musicale, sarà che amiamo la semplicità, “sarà quel che sarà” (cit.),ma il primo ascolto di Ma non tutta la vita ci ha convinto eccome!  Oh, non stiamo parlando dei testi di De André o Fossati, ma nell’insieme la canzone ha tutte le caratteristiche dei vecchi brani dei Ricchi e Poveri (Baffo, quanto ci manchi...), con una spruzzata di doveroso “aggiornamento ritmico” e un inciso ripetuto fino allo sfinimento (quel “Ma non tutta la vita”) che in pochissimo tempo è destinato a diventare “coro da stadio” (cosa capitata ad altri vecchi pezzi dello stesso gruppo), che poi è la cartina di tornasole per capire se un brano ha avuto successo o è finito nella ciotola del gatto. Non vi fidate? Ne riparliamo a Festival iniziato, ché in fondo manca poco, pochissimo. Alé Angela, alé Sandro, se m’innamoro sarà di voi.