Dario Argento, il mito dell'horror si racconta
Nella testa del regista: "I sogni ispirano i film, mi manca una regia lirica"
In quarant'anni di carriera nel genere horror il Maestro Dario Argento si è sempre confrontato con storie ad alta tensione. Erano gli anni '70 quando girò il suo primo thriller, L'uccello dalle piume di cristallo. L'assassino era uno psicopatico che indossava un lungo impermeabile nero e il cappello e i guanti dello stesso colore. Odiava le donne e le uccideva, senza pietà. L'atmosfera che si respirava nei cinema era satura di terrore. Mentre sul grande schermo il sangue sgorgava a fiumi, il pubblico rimaneva incollato alle poltrone accendendo una sigaretta dopo l'altra, quasi per esorcizzare la paura. Quando usciva dal cinema, usciva anche da un incubo. Nonostante ciò, il passaparola era stato talmente incisivo da decretarne il successo al box office. In un'intervista a Libero di qualche anno fa, Argento ci raccontò che le sue paure interiori erano nate da ragazzino, durante le vacanze passate nella casa di campagna di una vecchia zia, che, invece delle favole, gli raccontava storie terrificanti. Mai dimenticate. E dopo tanti anni in Dracula 3D, già presentato sulla Croisette, è ancora “affamato” di scene splatter e truculente. Tra teste mozzate, carne umana strappata a morsi, sensualità e ferocia, il tocco «argentiano», non si smentisce. Lo script psicologico e drammatico del romanzo gotico di Bram Stoker, c'è tutto, ma la storia viene plasmata secondo la sua visione dell'horror. Che ci rimanda alla suspance degli esordi. Maestro, comincerei da L'uccello dalle piume di cristallo. Come nacque l'idea? «Durante le mie vacanze in Tunisia. Mi addormentai su una spiaggia ed ebbi un incubo terrificante. Quando mi svegliai mi resi conto di aver sognato una storia particolarmente interessante: l'uccello dalle piume di cristallo. Tornai subito a Roma e cominciai a scrivere il film. Passo dopo passo, ricordando quello che avevo vissuto. E dopo molte peripezie riuscii anche a girarlo». Anche Suspiria in quanto a terrore non era da meno. Ora gli americani vogliono farne un remake. Lei è d'accordo? «Non saprei esprimermi su questo argomento perché fino ad oggi nessuno mi ha mai interpellato ne fatto leggere una sceneggiatura o presentato il regista che dovrebbe girarlo. Se devo essere sincero, in linea di massima non sono molto entusiasta quando si parla di certe operazioni...». Intanto nella prossima stagione cinematografica vedremo Dracula in 3D, ispirato al romanzo di Bram Stoker. Una novità, per un regista che ama affrontare solo le sue fantasie, giusto? «Infatti lascio sempre che la mente fluisca libera. Non amo prendere spunto da fatti di cronaca e non amo girare le storie scritte da altri. Ma Dracula era un personaggio che mi tentava da tempo. Ho accettato di portare sullo schermo il romanzo di Bram Stoker , con tutti i tradimenti del caso». La scelta del 3D? «Penso che oltre alla tensione, aumenta la possibilità di vedere il film da una prospettiva diversa, quella di affrontare profondità e colori in una dimensione molto più realistica». Nel film c'è anche sua figlia Asia Argento, nel ruolo della vampira Lucy. Nonostante sia diventata una brava attrice, ha trovato difficoltà nel dirigerla? «No, non è stato difficile dirigerla in questo ruolo decisamente complicato Noi ci conosciamo molto bene e ci comprendiamo. Abbiamo lavorato insieme tante altre volte, e sono sempre stato felice di averla al mio fianco: è stato naturale sceglierla anche per questo progetto». Dopo l'anteprima mondiale a Cannes ora Dracula vola a Bangkok. Dal 3 al 7 luglio sarà presentato al Moviemov Italian Film Festival dove c'è molta attesa da parte dei numerosi amanti del genere che hanno visto i suoi film. Credono anche agli spiriti...tipo quelli che ha raccontato lei... «Devo ammettere che anch'io amo molto l'horror thailandese e orientale in generale che cita questi argomenti. Conosco bene Bangkok e i suoi abitanti e sono felice che il mio film venga proiettato dove ho molti ammiratori. A Manila Dracula è già stato venduto». Da regista, c'è qualcosa che voleva fare e che non ha fatto? «Una cosa mi manca: avrei voluto curare le regie teatrali o liriche. Questo sì, mi piacerebbe molto. Ma il tempo corre via veloce e a volte non riesco a trovarne neanche per dedicarlo alla famiglia. Sono sempre distratto da tante cose...da tante fantasie...». di Annamaria Piacentini