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Frittura, lo studio choc: cosa accade davvero al nostro corpo

di Caterina Maniaci mercoledì 26 aprile 2023

3' di lettura

I fiori di zucca fritti, fritti al punto giusto, morbidi da sciogliersi in bocca... se cc’hai quarcosa che te rode, magnate du’fiori de zucca e te passa tutto. Lo diceva un trasteverino doc conosciuto tanti anni fa e a parte la proverbiale saggezza romana, la frase rendeva comprensibile il fenomeno delle code chilometriche davanti all’obitorio, “Ai Marmi”, storica e famosa pizzeria e friggitoria così definita perché fornita di lunghi tavolacci di marmo che ricordavano il luogo suddetto... Sì, sapevamo che mangiare i fritti poteva avere delle controindicazioni, che per il fegato, ad esempio, non era certo una mano santa, ma quello che ci dice lo studio cinese che adesso citeremo, è davvero un colpo basso.

Dalla Cina, appunto, arriva uno studio che ha lo scopo di dimostrare che mangiare troppi fritti potrebbe favorire ansia e disturbi depressivi. Proprio così. Lo studio ha coinvolto oltre 140 mila individui ed è stato pubblicato sulla rivista Pnas e condotto all’Università di Zhejiang in Cina, individuando il meccanismo biologico che spiega come i fritti possano favorire i disturbi mentali. Diverse ricerche in passato hanno messo in relazione le diete occidentali con la salute mentale ma gli effetti a lungo termine del consumo abituale di cibi fritti sull’ansia e la depressione e i meccanismi sottostanti sono rimasti poco chiari. Dunque il consumo frequente di cibi fritti, in particolare di patate fritte, sarebbe fortemente associato a un rischio maggiore del 12% e del 7% rispettivamente di ansia e depressione. A rischiare di più i maschi e i più giovani.

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FINE DI UN MITO?

Crollo di un mito. Anzi, di tanti, tantissimi meravigliosi miti: gli arancini, le olive all’ascolana, la cotoletta alla milanese, la frittura di pesce... e quante altre delizie si potrebbero enumerare. E che dire delle “letali” patatine fritte? In pratica gli esperti hanno constatato che l’esposizione cronica all’acrilammide, un sottoprodotto del processo di frittura (di cui sono dunque ricchi i cibi fritti) già più volte chiamato in causa per i suoi effetti sulla salute, soprattutto per i rischi di cancro, induce disturbi del metabolismo dei grassi nel cervello e neuroinfiammazione. In particolare, l’esposizione cronica all’acrilammide fa deragliare il metabolismo degli sfingolipidi e dei fosfolipidi, che svolgono un ruolo importante nello sviluppo di sintomi ansiosi e depressivi. È anche emerso che l’acrilammide promuove lo stress ossidativo (con formazione di radicali liberi), che partecipano allo sviluppo dei sintomi di ansia e depressione, provocando neuroinfiammazione cerebrale. Ma davvero mangiare il fritto potrebbe provocare ansia e depressione? «Lo studio sembra dimostrare, a livello microscopico, gli effetti negativi scatenati a livello chimico, non tanto dal fritto in sé, ma dal processo della frittura», spiega a Libero Ilaria De Rosa, biologa-nutrizionista, e il processo spiegato dai ricercatori è proprio legato alla produzione dell’acrilammide e le sue ricadute sul nostro fisico, compreso il cervello.

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A PICCOLE DOSI

«Il fritto fa male sempre in relazione alle quantità, alle condizioni in cui è cucinato e di chi lo consuma. Fa male a chi ha problemi di peso, perché è altamente calorico e fa ingrassare; il grasso addominale, come è noto, è causa di tante patologie, dal diabete, alla pressione alta, ai disturbi cardiovascolari... Chi è in forma può concedersi i fritti anche due volte alla settimana», ci consola De Rosa. E poi c’è la questione delle questioni: l’uso dell’olio. «L’olio d’oliva dovrebbe essere usato per friggere, non tanto l’olio di semi o di altro tipo. L’olio di oliva ha un punto di fumo più alto- ossia la temperatura massima che può raggiungere nella cottura senza produrre composti tossici per la salute – quindi meno pericoloso, poi è ricco di antiossidanti. Essenziale non usare lo stesso olio per friggere più volte. Il riciclo in questo caso è veramente dannoso». E purtroppo abitudine di molti locali pubblici. In definitiva davvero mangiare fritti agevolala depressione, abbattendo così uno dei pilastri delle nostre convinzioni più radicate? «Beh tutto quello che è fritto è più che allettante», persino una scarpa se fritta potrebbe aver un gusto piacevole, «e sì, diciamolo, è così, mangiare questi cibi ci gratifica e apparentemente ci calma. Difficile, quando ci si sente abbattuti, gettarsi su un’insalata... Lo studio cinese fa però scattare un campanello d’allarme in più, per evitare che un piacere momentaneo provochi danni duraturi. Concediamoci quel piacere ogni tanto e ci piacerà doppiamente». 

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