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Terremoto, "colonne di fluido caldo": scatta il conto alla rovescia?

lunedì 17 aprile 2023
Terremoto, "colonne di fluido caldo": scatta il conto alla rovescia?

2' di lettura

L'America occidentale, e soprattutto California e Los Angeles, vivono nell'eterno incubo del Big One, il terremoto devastante atteso da decenni che potrebbe causare un disastro nell'intera regione costiera. Ora i ricercatori dell'Università di Washington hanno studiato un fenomeno "mai osservato prima" e che potrebbe fornire un aiuto fondamentale nel "prevedere" almeno in parte le prossime scosse e aiutare così le operazioni di allerta e prevenzione. 

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Al centro dello studio degli esperti, pubblicato dalla rivista ScienceAdvances, c'è l'insolita fuoriuscita di liquido sul fondale dell'Oceano Pacifico, a circa 80 km dall'Oregon: si tratta di colonne di fluido caldo chimicamente distinto dall'acqua. Secondo i ricercatori, potrebbero rappresentare il segnale di un imminente, nuovo evento sismico. La teoria è che il fluido sia una sorta di "lubrificante" rilasciato dalle faglie in fondo all'Oceano durante particolari momenti di "stress" e agitazione della superficie terrestre, quando cioè gli strati di roccia si muovono scivolando gli uni sugli altri. L'area è particolarmente rilevante dal punto di vista sismico, con eventi che possono raggiungere anche magnitudo di 9 gradi sulla scala Richter. 

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I ricercatori della Washington University di Bellingham hanno lavorato a stretto contatto con i colleghi della Woods Hole Oceanographic Institution e dell'Università Statale dell'Oregon e hanno individuato i flussi misteriosi con il sonar a 1,2 chilometri di profondità. L'ipotesi è che il liquido provenda da 4 chilometri sotto il fondale marino, con temperature tra i 150 e i 250° C e che una volta fuoriuscito mantenga una temperatura di 9° al di sopra di quella dell'acqua. "È qualcosa che non ho mai visto e, per quanto ne so, non è mai stato osservato prima", è stato il commento del dottor Evan Solomon, coautore dello studio e docente di oceanografia presso l'Università di Washington.

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