Cancro e Covid: diagnosi e interventi crollati, ecco come uscire dall’emergenza

sabato 17 aprile 2021
Cancro e Covid: diagnosi e interventi crollati, ecco come uscire dall’emergenza
2' di lettura

Secondo una recente analisi delle attività svolta da AGENAS in tempo di pandemia, emerge nel 2020 la diminuzione di circa il 30% dei volumi dei tre screening (cervicale pari a -32,20%, mammografico, -30,32% e colon rettale, pari a -34,70%) e una diminuzione dei volumi di attività degli interventi chirurgici per tumore che varia dal 20% al 24% al 30%: per tumore alla mammella -22,05%, per tumore alla prostata -24,02%, per tumore al colon -32,64%, per tumore al retto -13,86%, per tumore al polmone -18,25%, per tumore all’utero -13,84%, per melanoma -21,47%, per tumore alla tiroide – 31,23%. 

Dall’indagine IQVIA durante il 2020 il Covid 19 ha avuto un impatto significativo sul numero di nuove diagnosi e trattamenti, oltre che sulle richieste di visite specialistiche ed esami: -613.000 nuove diagnosi (-13%), -35.000 nuovi trattamenti (-10%), -2.230.000 invii allo specialista (-31%), -2.860.000 richieste di esami (-23%). Questo si è riflettuto soprattutto in ambito ospedaliero ad una drastica riduzione nel consumo di farmaci. Inoltre emerge che a tutt'oggi gli oncologi visitano molti meno pazienti che nel periodo antecedente la pandemia: 30% in meno da aprile 2020 a febbraio 2021, che significa che in media vengono visitati circa 25-30 pazienti in meno la settimana.
La drammatica situazione emergenziale ha messo a dura prova il Sistema sanitario nazionale ma ha anche permesso di mettere in luce punti di forza e di debolezza sui quali è necessario intervenire per dare un nuovo volto all’oncologia italiana. Tutto questo è stato affrontato nel corso del webinar organizzato da Motore Sanità in collaborazione con FAVO - Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, dal titolo “CANCRO E COVID L’EMERGENZA NELL’EMERGENZA. L’ONCOLOGIA NELL’ERA INTRA E POST PANDEMICA”.

“Serve un piano di investimenti sulla sanità pubblica molto rilevante – ha spiegato Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia-Romagna - che tenga conto di questi aspetti: strutture anche ospedaliere che siano sempre più moderne, digitalizzate e al servizio delle necessità e delle richieste delle persone, una medicina sempre più di territorio, perché più strutture nel territorio si hanno, più è facile convincere le persone ad andare a fare test o diagnosi. Credo che il Governo debba investire molto su questo. E poi c'è l'assistenza domiciliare: da un lato che c'è bisogno di sistemi sanitari pubblici all'altezza e dall'altro c’è necessità di avere un rapporto anche con la domiciliarità che diventi in percentuale quello che già alcuni Paesi occidentali hanno, il 9-10% di cittadini complessivi. Oggi in Italia è solo il 4%. Le prospettive sono di salire al 6% ma sarebbe ancora troppo poco”.