È una reazione primordiale, quella della sinistra italiana, ai dazi di Donald Trump. Il Pd attacca Giorgia Meloni, che non ha ancora imitato il collega Pedro Sanchez, il quale ha annunciato 14 miliardi di aiuto alle imprese spagnole, e loda Emmanuel Macron, che ha chiesto alle aziende francesi di fermare gli investimenti in Usa. Idem saranno pure divisi sul riarmo europeo di Ursula von der Leyen in chiave anti-Putin, ma sulla guerra commerciale agli Stati Uniti sono compatti e pugnaci. Pure Dario Nardella mostra i muscoli, come quando inseguì, per menarli, gli eco-vandali che lordavano Palazzo Vecchio. «Non condivido i toni poco tragici di Meloni» dice, «c’è una valanga che può travolgere tutto il mondo, la Casa Bianca non vuole trattare e noi non possiamo porgere l’altra guancia».
L’ex sindaco di Firenze, ora all’Europarlamento, è il capofila trai dem del partito degli autarchici, nuova formazione sinistra ispirata dal tragico duo Nicola Fratoianni - Angelo Bonelli. I compari stavolta si sono guadagnati la ribalta mediatica per il lancio di Trump Tax, applicazione da installare sul telefonino che consente di boicottare i prodotti americani: si inquadra con lo schermo il codice a barre della merce sullo scaffale e, se l’apparecchio segnala che è, anche in parte, made in Usa, si compra altro. L’inconveniente è che il marchingegno non funziona. Il Foglio riporta che segnala come americani libri stampati a Catanzaro, ma si sa che per la sinistra ideologica quel che conta è il pensiero.
Dazi, gli "eurolirici" che preferiscono la Cina a Trump
Trale evenienze più curiose dei tempi pazziin cui viviamo va registrata l’insorgenza della bizzarra categor...Il paradosso è che a invitare al sabotaggio è un politico che ha in garage la Tesla di Elon Musk ma si ostina a non interrompere il leasing. D’altronde, con quel che guadagna una coppia (lui più moglie) di parlamentari, mica ci si può permettere di perdere denaro per smettere di dare il cattivo esempio. Altro punto debole dell’iniziativa è lo strumento per effettuare il boicottaggio, il telefonino: Fratoianni e Bonelli forse non hanno considerato che la Apple, che lo produce, ha appena annunciato investimenti per 550 miliardi per riportare negli Stati Uniti gran parte della produzione, di fatto sottomettendosi, come già moltissime multinazionali, da Nike, a Toyota alla nostra Stellantis, ai dazi di The Donald.
Così, mentre il governo prende tempo e cerca di studiare una strategia adeguata, la sinistra sogna per l’Italia una risposta simile a quella di Pechino, che ha annunciato controdazi del 34%. È la prova che ai nostri neo-protezionisti sfugge il senso dell’operazione tentata da Trump: attirare le imprese in Usa puntando sulla forza del mercato dei consumatori americani. Italiani ed europei però dagli States comprano per lo più petrolio, gas e prodotti farmaceutici, materie prime, che non possono essere portate da questa parte dell’Oceano, e medicine, delle quali è bene non alzare i prezzi.
Straordinari quelli, dai grillini per incompetenza a Romano Prodi per altri motivi, che auspicano la riesumazione della Via della Seta per aprirci nuovi mercati. Forse ignorano che si trattava di un progetto per facilitare le importazioni da Pechino, non le nostre esportazioni in Cina, sulle quali il regime di Xi Jinping impone dazi feroci; e non solo sui beni di lusso, basti pensare alla tassazione del 700% sul nostro riso.
Le stranezze non finiscono qui. Per reagire ai dazi Usa, la presidente della Commissione Ue ha intrapreso un viaggio in Uzbekistan, Turkmenistan, Kazhakistan, Kirghizistan e Tagikistan. Obiettivo, un’alleanza strategica da 12 miliardi tra Europa e Asia Centrale per l’approvvigionamento di materie prime da siglare con ex repubbliche sovietiche, dittature di fatto e in rapporti di subordinazione con la Russia quali quelli che Mosca vorrebbe imporre all’Ucraina che ci consenta di comprare il gas e il petrolio che non prendiamo più da Putin. Sono tempi confusi. Nessuno sa cosa ha in testa Trump, anche perchè quasi nessuno ha letto “Foreign Trade Barriers”, il libro che il presidente sventolava mentre annunciava i dazi e che contiene la base delle trattative che ogni Stato può attivare con la Casa Bianca. Prima di autosabotarsi o di consegnarsi alla Cina.