Ballottaggi, perché è giusto eliminarli

La nuova norma è sacrosanta per almeno dieci motivi
di Francesco Storacesabato 5 aprile 2025
Ballottaggi, perché è giusto eliminarli
3' di lettura

Speriamo che il centrodestra non si arrenda facilmente. La nuova norma in tema di ballottaggi è sacrosanta per almeno dieci motivi e non serve dare l’idea di impaurirsi per le barricate e gli sfracelli minacciata dalla Schlein e dal resto dell’opposizione. Sembra un dogma: l’attuale formula – che prevede il 50 per cento dei voti per non andare al ballottaggio nelle amministrative – non si può toccare. E invece vedremo che si è cominciato a farlo, e lo voleva persino il Pd.

Ignazio La Russa, presidente del Senato, teme la levata di scudi dell’opposizione e invita il presidente della commissione di palazzo Madama che se ne sta occupando – la prima – a riflettere sull’ammissibilità dell’emendamento al decreto sulle elezioni. Questi, Balbonidi Fdi, farà sapere entro martedì che cosa avrà deciso. Schiamazzi su schiamazzi, ma le chiacchiere stanno a zero, da sinistra sono arrivate solo sciocchezze finora su un tema che davvero non dovrebbe nemmeno far discutere più di tanto il Parlamento.

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1) Tutti si lamentano della scarsa partecipazione popolare al voto, persino alle elezioni amministrative. Abbassare al 40 per cento il quorum per evitare il ballottaggio rende più decisivo ancora il voto espresso da chi alle urne invece ci va. E vince chi ha più voti e non chi ne ha di meno tra un turno e l’altro.
2) Per incentivare la partecipazione popolare bisogna far decidere subito chi fa il sindaco e non dopo il primo turno: si rischia di ignorare gli elettori e la loro volontà.
3) Evitare che le città siano governate da chi ha preso meno voti al primo turno del candidato più suffragato: è successo più volte, a riprova che l’attuale doppio turno non sempre premia chi ha consensi, ma chi ha più capacità di manovra al ballottaggio.
4) Il quorum più basso costringe finalmente i partiti a fare le alleanze subito, togliendo di mezzo il suk delle trattative al ballottaggio con i piccoli ricattatori dell’uno-due per cento del primo turno. Il ballottaggio attuale serve per spartirsi la refurtiva e prendere in giro gli elettori.
5) È molto più importante scegliere programmi e coalizioni in una sola tornata elettorale, senza giochetti.

6) La nuova norma proposta dal centrodestra serve anche a risparmiare quattrini pubblici per un secondo turno in cui vota sempre meno gente.
7) Se sindaco e coalizione viaggiano assieme il primo cittadino non è più un uomo solo al comando ma l’alfiere della coalizione che guida.
8) Nelle regioni vince chi ha un voto in più dell’avversario senza bisogno di arrivare al 50 per cento. L’importante è essere primi al traguardo. In Toscana, la rossa Toscana, alle regionali già oggi basta arrivare con la coalizione al 40 per cento per evitare il ballottaggio.
9) E anche in Sicilia per i comuni è già legge la norma del 40 per cento per i comuni: non c’è bisogno del secondo turno se si raggiunge quella quota.
10) Nota finale: nel 2017 era stato il Pd a puntare con un emendamento sulla stessa norma che ora contesta al centrodestra. Si sperticava in lodi Matteo Ricci, ora eurodeputato del Pd che cambia opinione sennò non lo fanno più correre per le Marche col centrosinistra.

Da quelle parti siamo alla fiera dell’ipocrisia. Non avrebbe alcun senso fare retromarcia solo perché al Nazareno frignano con i loro cespugli appresso. Del resto, l’emendamento firmato dai capigruppo del centrodestra al Senato, non è un fuor d’opera, proprio perché si discute il decreto legge del governo. Altra cosa – con dubbi sull’ammissibilità della norma – sarebbe stata se il governo l’avesse inserita proprio nel decreto; ma qui è il Parlamento, durante l’iter della legge di conversione, ad intervenire con una modifica. La sommossa di casta serve a poco. Le alleanze già al primo turno senza attendere il ballottaggio sono un atto di igiene politica.

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