Dazi, le prossime mosse di Giorgia Meloni

Il premier contro l'allarmismo: "Effetti da valutare". Lunedì un nuovo vertice
di Tommaso Montesanosabato 5 aprile 2025
Dazi, le prossime mosse di Giorgia Meloni
3' di lettura

Il messaggio è semplice: se da una parte è ancora presto per valutare l’impatto effettivo dei «dazi reciproci» americani, dall’altra è certo il danno che provocherebbero «panico e aspettative negative tra i consumatori». Ovvero una «contrazione dei consumi e degli investimenti delle imprese». Per questo Giorgia Meloni, in consiglio dei ministri, ribadisce che la linea italiana rispetto alle nuove tariffe commerciali Usa resta quella della cautela: «Non ne farei una catastrofe, attenzione all’allarmismo».

Tutto questo mentre nella maggioranza si apre un dibattito tra Lega e Forza Italia sull’atteggiamento da tenere nei confronti dell’amministrazione di Donald Trump. Il Carroccio vorrebbe aprire una trattativa bilaterale con Washington senza aspettare le mosse dell’Unione europea. Iniziativa stroncata dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, secondo cui è impossibile «negoziare con gli Stati Uniti perché la competenza del commercio internazionale è della Commissione». Nella fattispecie dello slovacco Maros Sefcovic, delegato al Commercio e alla sicurezza economica. Una spiegazione che non convince la Lega, che con il senatore Claudio Borghi che suX aveva attribuito al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la decisione di bloccare le trattative bilateralismentisce il capo della Farnesina: «È invece perfettamente possibile negoziare bilateralmente» con la Casa Bianca, visto che la «competenza Ue è solo per i dazi che si mettono e non che si subiscono». Un botta e risposta che si inserisce nella politica dei toni bassi che Palazzo Chigi adotta dal Liberation day di Trump.

Dazi, Meloni: "Presto per valutare, ma tutte le carte in regola"

"E' presto per valutare le conseguenze effettive prodotte da questa nuova situazione sul nostro Pil e sulla nos...

Ieri la premier Meloni, a margine della visita alla nave “Amerigo Vespucci” a Ortona, in Abruzzo, ha invitato a non esagerare: «Dobbiamo ricordare che parliamo di un mercato importante, quello degli Usa, che vale circa il 10% delle nostre esportazioni totali». Insomma: inutile alzare la voce. Ora, sintetizza il ministro delle Politiche europee e del Pnrr, Tommaso Foti, «servono coesione, capacità di trattare e buonsenso».

Martedì prossimo la presidente del Consiglio incontrerà «i rappresentanti di tutte le categorie produttive, così possiamo anche confrontare le nostre valutazioni con le valutazioni che stanno facendo loro». Il giorno prima, invece, a Palazzo Chigi si riunirà la task force governativa di cui fanno parte i due vicepremier e i ministri di Economia, Imprese e Madre in Italy, Politiche agricole e Politiche Ue. In consiglio dei ministri, a quanto si apprende, la premier invita a tenere i nervi saldi: «Presto per valutare le conseguenze effettive prodotte da questa nuova situazione sul nostro Pil e sulla nostra economia». Invece è certo che «panico e allarmismo possono causare danni ben maggiori». Per questo è importante «non amplificare ulteriormente l’impatto reale che la decisione americana può avere».

«Il governo è al lavoro» per quantificare gli effetti dei dazi settore per settore, spiega la premier da Ortona, dove ribadisce le proposte italiane per l’emergenza, che devono viaggiare in parallelo alla «trattativa» con Washington. Primo: nessun fallo di reazione («non è utile divaricare ulteriormente»); secondo: «Sospendere le norme del green deal relative al settore dell’automotive» per aumentare la competitività del sistema produttivo europeo; terzo: «Sospensione o deroga al Patto di stabilità». Filo conduttore: invece di andare «alla guerra commerciale», meglio ragionare su «cosa noi possiamo fare». Come Ue, da cui l’esecutivo non intende sfilarsi.

L'aria che tira, Licia Ronzulli sbotta con Marco Furfaro: "Sai tutto tu?"

Tensione altissimi durante la puntata di ieri, giovedì 3 aprile, de L'aria che tira, il talk show politico di...

Fatto sta che la Lega è per il negoziato singolo. «Gli Stati Uniti tratteranno non con l’Unione, ma con i singoli Paesi e un governo amico degli Usa può fare un buon servizio», afferma il vicesegretario Andrea Crippa alla Stampa. Opzione respinta da Tajani: «Sui dazi tratta la Commissione Ue. Bisogna lavorare con gli americani a livello europeo per arrivare a una riduzione della metà». Ma in serata è lo stesso leader della Lega, Matteo Salvini, a ribadire: il governo «deve dialogare con gli Usa».