Dazi, Giulio Tremonti: "È finita la globalizzazione"

Ecco come cambia il mondo con i dazi imposti da Donald Trump: scenari spaventosi
giovedì 3 aprile 2025
Dazi, Giulio Tremonti: "È finita la globalizzazione"
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Giulio Tremonti commenta con parole dure i dazi varati dall'amministrazione Trump alle ore 22.00 italiane di ieri sera. Come è noto Trump ha imposto il 25% sull'importazione di auto straniere e del 20% contro i prodotti dell'Unione Europea. In un'intervista al Tempo, l'ex ministro del Tesoro, spiega come  "al di là dei numeri si tratti di una cifra molto aggressiva e molto ideologica".

Poi Tremonti di fatto spiega che quanto accaduto in queste settimane segna la "fine della globalizzazione". E lui è stato tra i primi a criticarne l’esplosione già nella prima metà degli anni Novanta: "Nel 1994 a Marrakesh si stava stipulando il WTO, che interviene il 1° gennaio 1995. Nel 1994 ho scritto un libro in cui dicevo che i capitali sarebbero andati in Asia e che l'Occidente avrebbe importato povertà. Dicevo che la working class in America e in Europa avrebbe perso posti Economista di lavoro o visto salari ridotti, livellati dalla competizione salariale internazionale. Questo effetto era già evidente quando nel 2006 hanno inventa è stato ministro dell’Economia to i subprime, strumento per dare via finanza un sollievo rispetto a chi stavano perdendo il lavoro. Il subprime però salta ed è con Berlusconi l'origine della crisi del 2008. C'è un altro libro attuale, quello di Vance, che parla della disperazione che si crea nella working class americana, nella fascia dell'America post-industriale, quando va via la manifattura. Una delle ragioni per cui i repubblicani hanno vinto è questa, e la ragione dei dazi in questi termini è un “vi risarcisco per il danno che avete subito”. Quindi rimpatrio le fabbriche e la manifattura".

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A questo punto l'ex titolare del dicastero del Tesoro spiega quale sia la strategia più adeguata per l'Unione Europea: "Per ora è meglio non dire nulla. L'UE sulla materia del commercio internazionale ha una competenza esclusiva. Quello che l'Europa deve fare è un bilancio del dare e dell'avere con l'America contando non solo le partite commerciali ma anche quelle sulle merci ma anche quelle sui servizi e sulla finanza". E sulla Commissione Ue aggiunge: "In questo momento è necessario averla ma, se legge la gazzetta ufficiale, vede che continua imperterrita la regolamentazione da ultimo sulle radioline portatili, sui trita ghiaccio nelle gelaterie e così via. Se l’Europa la sfanga sui dazi, non sopravvive con il barocco dei rapporti sulla “competitività”, ma solo, soprattutto, con più libertà". Infine torna sulla globalizzazione: "La scelta della deglobalizzazione: la globalizzazione ha fatto migrare e ha esportato le fabbriche e adesso il tentativo con i dazi è spostare le ragioni di convenienza in America. Una reazione ai vent’anni di globalizzazione sfrenato". 

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