Giulio Tremonti commenta con parole dure i dazi varati dall'amministrazione Trump alle ore 22.00 italiane di ieri sera. Come è noto Trump ha imposto il 25% sull'importazione di auto straniere e del 20% contro i prodotti dell'Unione Europea. In un'intervista al Tempo, l'ex ministro del Tesoro, spiega come "al di là dei numeri si tratti di una cifra molto aggressiva e molto ideologica".
Poi Tremonti di fatto spiega che quanto accaduto in queste settimane segna la "fine della globalizzazione". E lui è stato tra i primi a criticarne l’esplosione già nella prima metà degli anni Novanta: "Nel 1994 a Marrakesh si stava stipulando il WTO, che interviene il 1° gennaio 1995. Nel 1994 ho scritto un libro in cui dicevo che i capitali sarebbero andati in Asia e che l'Occidente avrebbe importato povertà. Dicevo che la working class in America e in Europa avrebbe perso posti Economista di lavoro o visto salari ridotti, livellati dalla competizione salariale internazionale. Questo effetto era già evidente quando nel 2006 hanno inventa è stato ministro dell’Economia to i subprime, strumento per dare via finanza un sollievo rispetto a chi stavano perdendo il lavoro. Il subprime però salta ed è con Berlusconi l'origine della crisi del 2008. C'è un altro libro attuale, quello di Vance, che parla della disperazione che si crea nella working class americana, nella fascia dell'America post-industriale, quando va via la manifattura. Una delle ragioni per cui i repubblicani hanno vinto è questa, e la ragione dei dazi in questi termini è un “vi risarcisco per il danno che avete subito”. Quindi rimpatrio le fabbriche e la manifattura".
Dazi di Trump, panico in Borsa: apertura choc
Apertura in profondo rosso per le Borse europee, come si temeva fin dai minuti successivi all'annuncio di Donald Tru...A questo punto l'ex titolare del dicastero del Tesoro spiega quale sia la strategia più adeguata per l'Unione Europea: "Per ora è meglio non dire nulla. L'UE sulla materia del commercio internazionale ha una competenza esclusiva. Quello che l'Europa deve fare è un bilancio del dare e dell'avere con l'America contando non solo le partite commerciali ma anche quelle sulle merci ma anche quelle sui servizi e sulla finanza". E sulla Commissione Ue aggiunge: "In questo momento è necessario averla ma, se legge la gazzetta ufficiale, vede che continua imperterrita la regolamentazione da ultimo sulle radioline portatili, sui trita ghiaccio nelle gelaterie e così via. Se l’Europa la sfanga sui dazi, non sopravvive con il barocco dei rapporti sulla “competitività”, ma solo, soprattutto, con più libertà". Infine torna sulla globalizzazione: "La scelta della deglobalizzazione: la globalizzazione ha fatto migrare e ha esportato le fabbriche e adesso il tentativo con i dazi è spostare le ragioni di convenienza in America. Una reazione ai vent’anni di globalizzazione sfrenato".