Il governo Meloni è solido e stabile: una certa sinistra strizza l'occhio al terrorismo

Protetti anche da una magistratura i nuovi terroristi fanno sempre più i loro comodi in Italia
di Francesco Damatomercoledì 2 aprile 2025
Il governo Meloni è solido e stabile: una certa sinistra strizza l'occhio al terrorismo
3' di lettura

Protetti anche da una magistratura - la solita, direi, che fa loro sconti ogni volta che può, assolvendoli per esempio dal reato di associazione a delinquere quando vi incappano nei processi - i malintenzionati della sovversione permanente effettiva fanno sempre più i loro comodi in Italia. Essi attentano a cantieri, università, concessionarie d’auto e simili, per non parlare delle piazze nelle quali riescono a infilarsi, in nome magari del pacifismo, per mettere a ferro e fuoco ciò che non gradiscono o che cerca di resistere alla loro furia. Anarchici, si dice con una certa genericità e persino romanticismo. Terroristi, piuttosto, che non a caso finiscono nei fascicoli, nelle indagini e nelle ricostruzioni di inquirenti e forze dell’ordine che si occupano appunto di antiterrorismo.

Sfido lor signori delle opposizioni, sempre pronti ad accusare di mitomania gli allarmati o soltanto preoccupati, ad accusare il vice presidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini di avere sconfinato nella politica estera, europea e dintorni quando ha gridato, non più tardi di ieri inseguendo la cronaca, contro «la vergogna che 300 donne e uomini in divisa debbano presidiare militarmente un cantiere ferroviario» a Torino, per proteggerli da «delinquenti» lasciando sguarniti in quella stessa città «quartieri popolari in termini di sicurezza». Lor signori delle opposizioni preferiscono piuttosto prendersela per le forze dell’ordine sottratte al territorio nazionale perché dislocate nei centri allestiti in Albania, fra l’interesse di tanti paesi d’Europa e oltre, appena sperimentato in un summit dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, per fronteggiare e disincentivare l’immigrazione clandestina. E i trafficanti di vite umane che vi prosperano sopra e attorno.

Askatasuna, a processo i militanti del centro sociale? Salis si schiera con loro: "Un atto politico"

Ci risiamo. Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, si schiera con i facinorosi dei centri sociali. I p...

C’è un’aria in giro che non mi piace in questa Italia insolitamente stabile sul piano politico. E che forse anche o proprio per questo è entrata nel mirino non dico di un nuovo brigatismo armato - di quelli che la mia generazione ha vissuto sulla propria pelle negli anni cosiddetti di piombo, quando non si poteva uscire da casa tranquilli né affacciarsi a un ristorante, e bisognava affidarsi per certi mestieri o professioni a scorte pubbliche e private ma di una certa insofferenza per la normalità, di un certo avventurismo sociale che di solito anticipa il terrorismo, appunto. Ne rimasero vittime negli anni Settanta anche politici della proverbiale mitezza come Aldo Moro, come disse inutilmente di lui il Papa Paolo VI inginocchiandosi metaforicamente davanti alle brigate rosse che lo tenevano prigioniero e chiedendo di liberarlo, inascoltato - gridò poi il Pontefice in Chiesa - persino da Dio. E in qualche modo morendone anche lui dopo poco.

L’Italia politicamente stabile che dà tanto fastidio ai malintenzionati dei bastoni e delle penne, anche quelle che il mio amico Enrico Mentana chiamerebbe “internettiane”, è l’Italia del centrodestra. E, più in particolare, della premier Giorgia Meloni, che si è messa in testa - pensate un po’, benedetta donna - di governare per tutta la legislatura, e non solo per un terzo o una metà appena raggiunta collocandosi nei piani alti della graduatoria di durata delle compagini ministeriali. Una donna che si permette di pensare anche, come le è stato appena attribuito da cronache e retroscena politici, che potrebbe pure accettare una sfida di elezioni anticipate perché sicura di uscirne col 35 per cento dei voti contro il 5 di quelli che dovessero riuscire a realizzare il sogno di una crisi. Una crisi, per giunta, nel pieno di una congiuntura internazionale fra le più complesse e imprevedibili della storia della Repubblica, quando sono in gioco gli equilibri mondiali concordati 80 anni a Jalta, a conclusione della seconda guerra mondiale.

Askatasuna, "il fatto non sussiste": assist delle toghe rosse agli antagonisti

Nessuna associazione a delinquere per 16 attivisti del centro sociale Askatasuna di Torino. Lo ha deciso il tribunale de...