La tirata di capelli? Prodi rischia di essere indagato

Bruno Ferraro risponde alla domanda di un lettore: ciò che è accaduto potrebbe inguaiare l'ex premier?
di Bruno Ferraro mercoledì 2 aprile 2025
La tirata di capelli? Prodi rischia di essere indagato
2' di lettura

Vi proponiamo "L'angolo della Giustizia", la rubrica curata sulle pagine del nostro quotidiano da Bruno Ferrararo, Presidente Aggiunto Onorario Corte di Cassazione.

Un lettore mi ha scritto chiedendomi un parere esclusivamente giuridico sul comportamento dell’ex presidente del Consiglio Romano Prodi che, nel corso di una intervista ad una giornalistica di Quarta Repubblica, ha dato manifesti segni di insofferenza, afferrando una ciocca di capelli dell’intervistatrice, dando a quest’ultima una patente di grossolana ignoranza e concludendo con un atteggiamento di altezzosa superiorità. Se questo è stato il comportamento di Prodi intravedo due aspetti, distinti e complementari. Il primo attiene alla libertà di stampa, diritto di rango costituzionale, chiaramente compromesso da un atteggiamento denigratorio ed offensivo: materia per un intervento dell’Ordine dei giornalisti a tutela dell’intervistatrice ma anche diritto di quest’ultima di chiedere, con atto di querela, la punizione per il reato di ingiuria ed il risarcimento del danno per indebita lesione della propria reputazione.

Ma vi è di più ed è il secondo aspetto di questo antipatico e sconcertante episodio. L’art. 610 codice penale, sotto il titolo di violenza privata, punisce chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa (nel caso la conclusione dell’intervista a cui l’ex Presidente aveva accettato di sottoporsi). La pena è quella della reclusione fino a 4 anni. La dottrina qualifica come violenta qualunque estrinsecazione di forza fisica nei confronti della vittima con conseguente coartazione del volere di essa. Oggetto giuridico del reato è la libertà morale, intesa quale libertà di coscienza e di pensiero, e la libertà di autodeterminazione del proprio agire.

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Trattandosi di reato procedibile di ufficio, per un fatto ampiamente riferito dalla stampa e da varie trasmissioni televisive, la Magistratura requirente dovrebbe attivarsi iscrivendo, se non l’ha già fatto, l’ex Presidente nel registro degli indagati e compiendo gli atti necessari di indagine, al fine di ricostruire con massima esattezza la condotta del soggetto e l’entità dell’eventuale atto lesivo dei diritti dell’intervistatrice (soprattutto in ordine alla compressione di un diritto costituzionale come è la libertà di stampa). Con questo non è mia intenzione anticipare una dichiarazione di colpevolezza ma solo quella di evidenziare i vari aspetti dell’episodio ed i suoi possibili risvolti a livello penale e disciplinare. In termini più generali, se mai, sarebbe opportuno abbassare i toni nelle varie trasmissioni televisive, evitando di trasformare i dibatti in vere e proprie risse, con sovrapposizioni di voci ed utilizzo di un linguaggio aggressivo.

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