Fino a dieci anni fa, quando aveva 42 anni, era nel Pd "convintamente ma con qualche riserva", poi è passato nel partito della premier Giorgia Meloni: si tratta del capogruppo di Fratelli d'Italia in Regione Calabria, Giuseppe Neri. Ripercorrendo la sua carriera politica, al Fatto Quotidiano ha ricordato che nel 2014 fu eletto consigliere regionale nei democratici e progressisti, una "lista collegata al Pd". Poi qualcosa è cambiato: "Trovo sulla mia strada Raffaele Fitto (attuale vicepresidente Commissione europea, ndr) e in lui una luce, un destino. Condenso nel mio foro interno il bisogno di un nuovo inizio politico", ha spiegato nell'intervista.
Poi ha raccontato che è stato Fitto a dirgli "mettiamoci con Giorgia Meloni". Oggi, però, Neri starebbe vivendo un periodo di confusione: "Non so se continuare a fare politica oppure lasciare. Sono piegato, tossisce il mio cuore". Uno stato d'animo che deriva da quella che lui stesso ha definito "una ciclopica ingiustizia che si è abbattuta sul mio capo: un mandato d’arresto per voto di scambio grazie alla cocciuta, deliberata e ingiustificata persecuzione da parte della procura. Reato che ha tramortito la mia resistenza e reso drammaticamente urgente di scegliere chi essere, dove andare, cosa fare". Alla fine, però, "la Cassazione ha demolito alla radice ogni accusa", ha sottolineato.
Quando gli è stato chiesto se conosca la premier e leader di FdI, invece, lui ha risposto: "In verità io tengo più al territorio, mi piace di più lavorare in periferia a contatto con la gente, non a cose nazionali". Parlando della sua passione per le auto, infine, ha rivelato di avere "una Mercedes Gla vecchio modello" e poi ha aggiunto: "Sono un patito di auto. Vedo una Ferrari, mi sciolgo dall’emozione e mi prende l’invidia. Vorrei esserci io alla guida".