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Gasparri frena Calenda: "Un polo di centro? Come la 'pomata antiatomica’"

di Pietro De Leo lunedì 31 marzo 2025

4' di lettura

Al di là delle percentuali di consenso del partito, il congresso di Azione ha segnato il confronto politico del fine settimana, soprattutto per il dato politico emerso con la partecipazione di Giorgia Meloni. Libero ne ha parlato con Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato di Forza Italia.

Calenda ha lanciato a voi di Forza Italia l’invito a comporre una coalizione dei “volenterosi”, insieme a +Europa e un pezzo del Pd. Cosa rispondete?
«Pensare di fare un contenitore di centro, indipendente dai poli, è come pensare di difendersi da un attacco nucleare cospargendosi della fantomatica ‘pomata antiatomica’ resa celebre da Eduardo De Filippo».

Una commedia, dunque.
«È un dato storico: il ‘terzo polo’ non funziona, non ha mai funzionato. Ci hanno provato infinite volte da quando è nato il bipolarismo del 1994. Non ha mai funzionato. Non funzionò con Martinazzoli all’inizio. Così come ad Andreotti-D’Antoni nel 2001 e parliamo di un protagonista assoluto di cinquant’anni di vita politica italiana e di un ex segretario della Cisl. E ancora Mario Monti nel 2013 che aveva raccolto due ex leader di centrodestra come Fini e Casini. Poi Calenda-Renzi nel 2022. Sono operazioni destinate a fallire, perché non c’è alternativa al collocarsi o nel centrodestra o nel centrosinistra».

Calenda dimostra una certa incompatibilità con questo centrosinistra. Con il Pd a trazione Schlein non va d’accordo... con il Renzi non ne parliamo... con Conte sono attacchi continui. Secondo il suo ragionamento, o di qua o di là, gli sarebbe rimasto soltanto l’avvicinamento al centrodestra. Come lo vede?
«Quel che fa Calenda sono decisioni sue. Noi è giusto che pensiamo ad allargare la coalizione. Nel 1996, fummo sconfitti di pochissimo alle elezioni politiche contro il centrosinistra perché non c’era la Lega in coalizione e Pino Rauti, candidandosi da solo prese delle piccole percentuali che ci fecero perdere molti collegi uninominali. Pinuccio Tatarella, a quel punto, lanciò il concetto di andare “oltre il Polo”, allora la coalizione si chiamava così. Cercare di aggregare forze e personalità affini oltre la formazione ‘classica’ del centrodestra. È una logica poi portata avanti anche da Silvio Berlusconi per anni e ci ha consentito di vincere molto. In questa chiave di lettura è importante anche chi ha l’1%, a patto che però se entra non pretenda di dettare legge e di imporre condizioni a tutti gli altri».

Se Azione di Carlo Calenda dovesse entrare nel centrodestra andrebbe a insistere sull’area moderata, che Forza Italia rappresenta. Non temete un’erosione?
«Noi non temiamo proprio nulla. Abbiamo superato l’esame più importante, cioè avere un buon risultato elettorale dopo la scomparsa del nostro fondatore. Oggi siamo un partito con una guida salda ed esperta, quella di Antonio Tajani. Abbiamo una classe dirigente capace che esprime una forte cultura di governo. Siamo attrattivi, e posso dire che nelle prossime settimane avremo un numero significativo di adesioni a Forza Italia da parte di consiglieri regionali provenienti da altri partiti. In questi giorni sono stato in svariate regioni e registro dinamismo ed entusiasmo. Quando vedi movimenti reali di persone che si avvicinano, chi porta mille voti, chi duemila, capisci che stai crescendo. Quindi quel che farà Calenda è soltanto un problema suo. Peraltro già è accaduto che si schierasse con noi sul territorio, in Basilicata».

Capitolo centrodestra. Come sta la coalizione?
«Sta meglio di quel che appare. Io vivo nel mondo della realtà e parlo con tutti, dico che sta molto bene. In queste ultime ore, per fare un esempio, mi sono occupato di molti temi, dai provvedimenti sulla sicurezza all’autonomia differenziata, dalla sanità alla Rai. Ho avuto un’interlocuzione con tutti gli alleati e posso dire che il grado di sintonia è tra l’85 e il 98%. Salvini ha bisogno di scaldare un po’ la platea in vista del congresso? Nessuna tragedia...».

In realtà c’è un dato di sostanza: venerdì in Consiglio dei ministri su proposta di Tajani è stata approvata la riforma dello “ius sanguinis”, ma ci sono state perplessità da parte degli alleati, soprattutto Lega e Noi Moderati di Maurizio Lupi.
«Non credo che nessuno voglia andare contro il principio che abbiamo stabilito. Noi con quella riforma vogliamo mettere uno stop alle frodi, alle truffe. Oggi se, per esempio, sei nato in Argentina, hai un trisavolo italiano ma non sei mai neanche stato in Italia e non parli la lingua, comunque puoi ottenere la cittadinanza, che magari richiedi solo per avere dei benefici che derivano dall’essere cittadino comunitario.
Noi invece abbiamo voluto mettere dei limiti e dei criteri a tutto questo, perché essere italiani è una cosa seria. Chi può essere contro questi principi di buonsenso?».

Però gli alleati non l’hanno accolta con molto entusiasmo, stando alle dichiarazioni...
«E io le dico che ho parlato, nelle ultime ore, sia con Lupi che con Calderoli. Ne parleremo in Parlamento, ci spiegheremo, ma non c’è davvero nulla di cui preoccuparsi».

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A.V.