Pd, effetto Ventotene: una settimana di pianti costa a Schlein l'1,1%

Le sceneggiate alla Camera e la “gita” sull’isola allontanano il partito dalla gente
di Francesco Damatodomenica 30 marzo 2025
Pd, effetto Ventotene: una settimana di pianti costa a Schlein l'1,1%
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Chissà se la segretaria del Pd Elly Schlein ha trovato il tempo di dare un’occhiata all’ultimo sondaggio elettorale di Ipsos. Che risale a giovedì 27 marzo, due giorni dopo il martedì nero di Romano Prodi, costretto da un video galeotto ad ammettere «l’errore», pur non scusandosene, di avere preso per i capelli -da «nonno», ha cercato di scherzarci sopra con le sue solite metafore Pier Luigi Bersani- una giornalista colpevolmente curiosa di conoscerne l’opinione sul cosiddetto manifesto di Ventotene. Quello sventolato in Piazza del Popolo, a Roma, di una fattura e storia così controversa da essere stato parzialmente disconosciuto a suo tempo dal più famoso dei suoi estensori, Altiero Spinelli, per eccesso di europeismo, diciamo così. Egli aveva auspicato, previsto e quant’altro l’Europa unita fra sospensione della democrazia e forti limitazioni al diritto di proprietà privata.

Giovedì - tornando al sondaggio di Ipsos - il Pd entusiasticamente portato da Elly Schlein nelle elezioni europee del 2024 al 24,1 per cento dei voti era sceso di più di due punti e mezzo, al 21,5. Sempre sotto la guida della Schlein, forse distrattasi nell’inseguimento a sinistra di Giuseppe Conte. Che proprio grazie a questo inseguimento, che lo ha reso e lo rende visibile più come concorrente che come alleato potenziale, e renitente del Pd, è potuto salire nello stesso periodo di 3,8 punti: dal 10 al 13,8 per cento. Roba da avere mandato forse di traverso il caffè anche a Beppe Grillo, che litigando col presidente del MoVimento 5 Stelle ne aveva l’anno scorso abbozzato il funerale al volante di un carro rigorosamente meccanico e di lusso. E pensare che proprio Grillo aveva voluto fondare il suo movimento il giorno di San Francesco. Di francescano gli è rimasta solo la data anagrafica.

Lo stato di crisi del Pd, dietro l’allegria e il passo svelto della sua segretaria, è diventato così evidente che di recente l’ex senatore Luigi Zanda, tra i fondatori del partito, ne ha proposto un congresso anticipato e straordinario. Straordinaria come la congiuntura internazionale inimmaginabile al momento dell’elezione della Schlein. Fra i destinatari della proposta di Zanda il principale sembrava essere il senatore, ex ministro ed anche ex segretario del Pd Dario Franceschini. Che fu tra gli sponsor di Schlein, pur eletta nei gazebo delle primarie, contro Stefano Bonaccini preferito dagli iscritti, coi voti degli “esterni”, in gran parte interni alle 5 Stelle. Ma anche Franceschini, benedett’uomo, ha preferito esporsi ultimamente con la proposta, a dir poco stravagante, del matronimico di Stato.

Che significa l’attribuzione di ufficio del cognome della madre al figlio: una riforma riparatrice -ha detto sempre Franceschini- del patriarcato cui sarebbe riconducibile l’assegnazione del cognome del padre. «Ma questa è discriminazione», è sbottata Anna Finocchiaro, piddina di origini comuniste, già ministra delle pari opportunità. Del Pd già l’anno dopo la fondazione, mentre già maturava la crisi della prima segreteria, assegnata a Walter Veltroni, un impietoso Massimo D’Alema disse che era «un amalgama mal riuscito» di gente, anime, cose provenienti dal Pci, dalla sinistra democristiana e cespugli ambientalisti, liberali e radicali. Mai analisi si è francamente rivelata così rapida e riuscita. Lo stesso D’Alema, uscitone ai tempi di Matteo Renzi segretario e tornatovi con la Schlein, non ha voluto mai cimentarsi a raddrizzarne il corso, Ha preferito dedicarsi ad altri affari, l’ultimo dei quali è stato da lui stesso rivelato come incaricato dal presidente ucraino Zelensky di perorare fuori d’Europa, non fidandosene del tutto, la causa del suo popolo in guerra da più di tre anni con la Russia. D’Alema vi si è inutilmente prodigato prima in Brasile, da Lula personalmente, che lo ha invitato ad occuparsi piuttosto della Palestina, e poi in Cina.