Quelli che la sanno lunga (e hanno una visione corta) dicono che Giorgia Meloni nell’intervista pubblicata ieri dal Financial Times ha fatto un atto di «obbedienza» nei confronti di Donald Trump. Il generatore automatico di stupidaggini della sinistra è inarrestabile: il governo Meloni aveva ottimi rapporti anche con l’amministrazione di Joe Biden, è questa la linea tradizionale della politica estera italiana e i leader progressisti, quando hanno governato, hanno preso pacche sulle spalle da Bush padre e figlio, da Bill Clinton, da Barack Obama e dalla prima presidenza Trump. Oggi l’obiettivo primario dovrebbe essere quello di evitare il collasso delle Relazioni Transatlantiche.
Il Financial Times è un quotidiano che “parla al mondo” e non a caso la premier ha scelto quel giornale - e questo momento - per parlare con la stampa internazionale: sta inviando un messaggio alle classi dirigenti che muovono la politica e i mercati, parla agli americani, agli europei, ai cinesi, agli indiani, alle élite che giocano la partita. L’Italia è impegnata a tenere l’Occidente unito, ha una leadership senza pregiudizi ideologici, è lontana dall’isteria e dall’infantilismo esibito, purtroppo, da altre nazioni.
Alla Casa Bianca pensano che qualcosa si sia inceppato nel motore delle nostre democrazie - le parole di JD Vance puntano su questo cortocircuito - e decenni dopo pongono la domanda di Henry Kissinger: qual è il numero di telefono dell’Europa? È ancora senza risposta, la prova è nella Babele di voci discordanti, nelle fughe in avanti di Emmanuel Macron, nelle scelte unilaterali della Germania sulla Difesa e l’economia. Il Patto di Stabilità è saltato perché si basava su utopie spazzate via dalla storia, così Berlino ha deciso di cambiare (per gli interessi della Germania, non per gli altri) e nel confronto con Washington il cancelliere Merz userà la forza della sua diplomazia economica, in piena solitudine. L’Eurolirismo è il genere musicale degli utopisti, Meloni sta ricordando a tutti che in America - e dunque nel mondo - sta andando in scena un altro spettacolo, è quello che l’economista Milton Friedman riassumeva così: «I pasti gratis non esistono».