Romano Prodi? Le dem denunciano: "Nel Pd retaggi patriarcali"

di Elisa Calessisabato 29 marzo 2025
Romano Prodi? Le dem denunciano: "Nel Pd retaggi patriarcali"
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«Nessun contesto può dirsi esente da retaggi patriarcali». Roberta Mori, che presiede la Conferenza delle donne del Pd, risponde così a Libero che l’ha cercata per avere un suo commento sull’episodio che ha avuto al centro Romano Prodi e la giornalista di Quarta Repubblica, strattonata per i capelli a causa di una domanda non gradita. Il machismo e il paternalismo (che altro non sono se non derivati del patriarcato) ci sono anche nel Pd. Nonostante ci sia una segretaria donna. Come ci sono nel sindacato. Specie in quelli più a sinistra. Per questo, silenziosamente, tutte condividono il giudizio espresso dalla coraggiosa Chiara Gribaudo, deputata torinese del Pd, che, in un’intervista alla Stampa, ha puntato il dito contro il “paternalismo” che si annida in ogni ambiente, anche nel Pd. E contro il “maschilismo” che «nel Pd purtroppo non è scomparso: è vivo e lotta in mezzo a noi». Ma parlarne davanti a un taccuino è più complicato. Soprattutto se, a essere coinvolto, è un uomo che ha fatto la storia del centrosinistra (è ancora l’unico presidente del Consiglio di centrosinistra arrivato al governo dopo aver battuto, nelle urne, il centrodestra). E così il dibattito stenta. Ma Roberta Mori, che presiede la Conferenza delle donne del Pd, interpellata da noi, accetta di parlarne. Fa una premessa: «Magari tutti gli uomini riconoscessero i propri errori. Lui lo ha fatto. Per me la questione è chiusa». Poi, però, ricorda che nel Manifesto del Partito Democratico è scritto: «Siamo e saremo un partito femminista». Chiosa: «Questa è la nostra prospettiva oggi e domani e la Conferenza delle donne democratiche sta lavorando in modo collettivo per questo. Nessun contesto può dirsi esente da retaggi patriarcali. Il cambiamento Elly non può farlo da sola, noi ci siamo». Tradotto: non basta Elly a sfondare il tetto che resiste anche nel Pd.

Infatti il problema, al di là di Prodi, c’è. Come ha detto Gribaudo «si fatica su certi argomenti, e c’è un problema di gestione machista del potere». Certo, l’elezione di una donna a capo del partito ha fatto fare un passo in avanti. Ma non è sufficiente. «Non è un cambiamento che può avvenire in tempo zero, e nemmeno in due anni. Schlein», ha detto Gribaudo, «ha iniziato un percorso: anche per questo io, al congresso, decisi di sostenerla. Ed è importante che abbia denunciato come a lei vengano dette cose che non si direbbero a un uomo: ha dimostrato di non voler mettere la polvere sotto al tappeto», ha aggiunto Gribaudo, perla quale «certi atteggiamenti paternalistici non aiutano: se si vuole essere d’aiuto a chi guida il partito, meglio qualche intervista in meno e qualche consiglio in più in privato». Quanto alla vicenda che ha coinvolto Prodi: «L’ex premier è un punto di riferimento imprescindibile della storia del centrosinistra italiano, ma mi ha stupito quel gesto».

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Del resto, prima del caso Prodi, era stata una dirigente toscana del Pd, assessora vicinissima a Elly Schlein, a porre il problema. Erano i giorni successivi alla spaccatura del Pd in Europa sul piano del riarmo, quando la segretaria era stata attaccata da tutto il gotha maschile del partito (padri nobili, ex segretari, guarda caso tutti uomini). Alessandra Fabrini, in un lungo post su Facebook, aveva definito «urticante» il «fuoco di fila» contro la segretaria Schlein, «portato avanti in prevalenza da uomini di mezza età, etereosessuali cis-gender di altre stagioni politiche e non è un caso». Aveva ricordato che «già durante il congresso c’era una narrazione, per fortuna minoritaria, tutta basata su “è una ragazza poco strutturata, è giovane”. Ora siamo passati al “Non ha la statura per fare la presidente del Consiglio”. Concludeva così: «Sapete che c’è? Avete rotto. Se il Pd ha perso credibilità e ha avuto bisogno di Elly Schlein non vi viene mai il dubbio che sia anche, per non dire soprattutto, un po’ colpa delle vostre scelte?».

E aggiungeva: «Mi chiedo se quelle stesse critiche, con quei toni così paternalistici e sprezzanti, sarebbero state rivolte ad un giovane uomo. La risposta che mi do è no. Probabilmente un pezzo della nostra classe dirigente è incapace di accettare che a guidare il nostro partito sia una giovane donna, libera, di sinistra, che per giunta ha il coraggio di riconoscere gli errori fatti in altre stagioni e si impegna per correggerli». Pochi giorni dopo la stessa Schlein aveva ripreso quel giudizio. «Ci sono cose che mi dicono che a colleghi uomini di 20 anni più grandi non si sarebbero mai sognati di dire», aveva accusato alla presentazione del libro di Cecilia D’Elia (Chi ha paura delle donne). E concludeva affermando che quando le stesse critiche da lei rivolte al piano di riarmo europeo sono state espresse «da autorevoli figure maschili, non è stata la stessa cosa». Se lo dice un uomo di una certa età va bene, se lo dice una donna giovane no. Un altro esempio: da mesi si rincorrevano voci sulla freddezza di Prodi, causata dal fatto che la giovane Elly non lo consultava mai. Tutti segni che raccontano lo stesso sintomo. Non a caso Schlein non ha detto nulla sul caso Prodi.