Passi per i gabbiani, che ti cavano il supplì dalle dita. Passi per i topini, che più o meno con la stessa frequenza dei monopattini ti tagliano la strada. E passi pure per i turisti in ciabatte fluo sotto il Pantheon. Ma che non si buttino le cicche per terra, non nel centro del centro della città più bella del mondo. E, soprattutto, che non si fumi più. Ed ecco. Nella città che non fuma ma brucia – un giorno sì e due no c’è un incendio – c’è da sperare nell’effetto paradosso.
Ovvero nel fumo, attivo e passivo, che riprenda quota dopo la proposta del I Municipio di Roma. In forma di protesta. La notizia, dunque, è che anche la Capitale – nonostante i falliti tentativi del passato – sceglie di liberare le strade del centro storico dalle sigarette.
Corte dei Conti, "valutiamo gli esposti sui conti di Roma": Gualtieri rischia grosso per la piazza
E adesso il sindaco Roberto Gualtieri rischia davvero: sono arrivati infatti alla Corte dei Conti alcuni esposti sulla m...Roma smoke-free, la chiamano. Perciò: sì alle torme di turisti, sì agli stormi di gabbiani, sì alle sfilate di topolini. E in fondo anche sì ai frequentissimi roghi che ridisegnano la planimetria urbana da Ponte Mammolo agli studi Rai in via del Teulada. Sì a tutto questo. Ma no e poi no ai mozziconi, che insieme ai posti auto peri residenti – par di capire – sono il male metafisico nel vangelo secondo Gualtieri. Comunque la scia anti-fumo, ricorderà il lettore, non è cosa capitolina.
Essa arriva dritta da Milano. Anche se in principio fu Torino. E ancor prima furono Melbourne, New York, Tokyo (avanti sull’anti-fumo di circa vent’anni per quanto in municipio, a Roma, chiamino la proposta “avanguardia”: dettagli; o in alternativa “sperimentazione”: motti di spirito).
Nel titolo dell’atto quindi, che verrà discusso giovedì in consiglio comunale, si legge l’intenzione politica della proposta: «Richiesta di divieto di fumo nelle aree pubbliche del Comune di Roma, con una sperimentazione preventiva nel territorio del municipio I». E cioè in centro. Poco dopo arriva la chiosa, inappuntabile: «Il fumo rappresenta una delle principali cause di malattie respiratorie, cardiovascolari e oncologiche, sia per i fumatori attivi che per quelli passivi, con un impatto significativo sulla salute pubblica». E sulla salute, pubblica e privata, non si discute. O come dire, nel solco di Ettore Petrolini e Nino Manfredi: «Quando c’è la salute c’è tutto».
Roma, boom di debiti: la Corte dei Conti mette nel mirino Gualtieri
Roma caput mutui. Mentre il sindaco Roberto Gualtieri sperpera 350mila euro per lo show di Michele Serra, il Campidoglio...Il problema, però, è che qui c’è tutto, appunto, tranne i dissuasori per gabbiani, i dissuasori per turisti. Tutto tranne i famigerati bidoni (pressoché assenti eppure soprannominati dalla giunta instagrammatica di Roberto Gualtieri “cestò”, anche questi: motti di spirito).
Sicché la chiave di questa vicenda anti-fumo – che fa il paio con la vicenda anti-auto (e cioè con la soppressione di trecento parcheggi nel centro storico) – è nell’ideologia utopista ambientalista salutista che si aggira tra le rovine dell’Urbe e respinge chi qui ci vive e lavora e deve spostarsi altrove pure per fumare.
Liberare la città dal fumo, impedire ai residenti di parcheggiare e ciccare per terra (e risparmiare, magari, sulla forza lavoro Ama), acché si assolva al compitino. Affinché ci si metta al passo col mondo, si raddrizzi il legno storto dell’umanità. E non ultimo ci si mondi l’anima (non potendo mondare il resto).
«A eccezione di luoghi appositamente individuati e attrezzati per fumatori – continua la proposta – la misura garantirà il rispetto delle esigenze di tutti i cittadini». Di tutti tranne che dei residenti. I quali non potranno parcheggiare sotto casa, non potranno passeggiare senza pestare ciabatte fluo, non potranno nemmeno più roteare la sigaretta tra le dita sotto casa, ma potranno provare il brivido d’un gabbiano che, impigliato fra i capelli, addenta un supplì. O come dire: le cicche per terra se ne vanno, i gabbiani restano.