Ci sono spioni e spioni: questo vogliono farci credere i presunti detentori della verità a senso unico, le anime belle del centrosinistra indignate a targhe alterne: solo quando sono i loro dati sensibili ad essere violati. Ora l’opposizione cavalca il caso Paragon evocando presunte manine del governo e scambiando il silenzio degli inquirenti per responsabilità; si scandalizza se nella lista degli attenzionati sono finiti attivisti esperti di immigrazione, un giornalista e perfino il giovane cappellano operativo a bordo di una Ong, non certo un frate camaldolese dell’eremo di Monte Rua; ma nessuno che abbia fiatato quando poco più di un anno fa è scoppiato il “verminaio” degli accessi abusivi alle banche dati dello Stato a seguito dell’esposto del ministro della Difesa, Guido Crosetto.
Questo dossieraggio, con tutta evidenza attuato ai danni del centrodestra, è realmente avvenuto: lo dicono sia le indagini della procura di Roma, sia quelle dei pm di Perugia, dove il fascicolo era stato trasmesso per competenza quando è emerso il coinvolgimento anche di un magistrato, sia le migliaia di pagine dell’inchiesta che descrivono un modus operandi da professionisti della materia abili con we transfer: apro, scarico il file e lo passo agli amici della stampa affinché lo rendano pubblico. Il caso Striano, dal nome del finanziere Pasquale Striano così zelante nel suo lavoro di coordinatore del gruppo Sos (segnalazioni operazioni sospette), è nato così.
Report, l'affondo di FdI dopo l'ultima intercettazione: "Un pericolo per la sicurezza"
Brutte notizie in arrivo per Report e Sigfrido Ranucci. "Sicurezza in pericolo": è pesante l'affond...Con lui, stimato servitore dello Stato, al quale tre cronisti del quotidiano Domani potevano rivolgersi sicuri di avere da una fonte privilegiata materiale buono per i loro pezzi; peccato fosse così riservato che oggi si ritrovano tutti indagati in concorso per accesso abusivo alle banche dati dello Stato e rivelazione del segreto. E se i cronisti si sono difesi in nome della libertà di stampa che non è mai dossieraggio, per Striano e per l’ex sostituto procuratore Antonio Laudati, che era il suo diretto superiore alla Direzione nazionale Antimafia, il procuratore di Perugia Raffaele Cantone aveva perfino chiesto i domiciliari, misura non accolta dal gip.
Grazie poi a una recente sentenza della Cassazione che riguarda i magistrati della Dna, i legali dei due principali indagati sono riusciti a riportare l’inchiesta nella Capitale, in quel porto delle nebbie che ora ha aperto un fascicolo anche su Paragon e sull’altra centrale del dossieraggio abusivo che è la Squadra Fiore di Roma. Oggi il faldone su Striano, Laudati e il resto degli indagati giace a piazzale Clodio in attesa di essere assegnato a un pm, il quale dovrà ricominciare le indagini da capo. C’è il rischio che tutto s’impantani, che si archivi: in fondo si tratta di violazione solo ai danni del centrodestra (oltre a Crosetto è stato dossierato mezzo governo, la Lega è stato il partito più spiato). Ed è curioso perché, invece, se fosse a parti inverse, se a subire le intrusioni nei propri conti correnti fosse stato il centrosinistra, se ne parlerebbe ogni giorno in Parlamento e dai banchi dell’opposizione avrebbero già invocato la spectre e i Servizi deviati. O si sarebbe preteso di fare chiarezza, proprio come ieri Renzi ha sollecitato sul caso autogrill facendo pervenire alla Meloni una lettera in cui le chiede di togliere il segreto di Stato su quella vicenda.
Sul “verminaio” degli accessi abusivi, invece, è calato il silenzio: più comodo citare Paragon o usare l’inchiesta di Milano su Equalize, gli hacker con l’archivio grande come piazza Duomo e gli ex del Mossad, magari per tirare in ballo il presidente del Senato, che guarda caso è di Fdi. Consola sapere che nel desiderio di inabissamento di alcuni sul caso dossier, la presidente della commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, interpellata ieri dal Giornale, ha dichiarato invece di volere proseguire nella ricerca dei mandanti. «Per noi è una vicenda ancora aperta e vogliamo sapere chi ha ordinato gli accessi, perché e a chi potevano servire».