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Trump e Gaza, sinistra impazzita contro Donald ma tace sulle violenze di Hamas

Daniele Capezzone
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Per non smarrire il senso della misura, basterà osservare che ieri pomeriggio - ora italiana - i siti Internet dei due principali giornali americani notoriamente più critici nei confronti dell’Amministrazione Trump, cioè il New York Times e il Washington Post, neppure evidenziavano particolarmente nella loro home page il video, postato dal Presidente Usa, su una simulazione generata dall’intelligenza artificiale a proposito di una ipotetica Gaza trumpizzata, tra grattacieli, casinò, hotel di lusso, statue d’oro e - ammettiamolo - anche qualche evitabilissima cafonata.

Insomma: in America, i media fortemente anti-trumpiani si sono ben guardati dal prendere sul serio un clippino, e non hanno certo scatenato su quella fragile base una sorta di crociata etico-politica contro l’inquilino della Casa Bianca.

 

 

 

Qui in Italia, invece, da ieri mattina, è scattata un’autentica crisi isterica delle opposizioni. Avevamo lasciato molte forze e diversi esponenti della sinistra silenziosi o comunque avari di parole rispetto alle ultime oscene imprese di Hamas: l’uso delle bare dei rapiti israeliani uccisi come scenografia di uno spettacolo lugubre; il coinvolgimento nello show delle salme dei due bimbi della famiglia Bibas; perfino l’atroce inganno sul corpo di mamma Bibas, sostituito con quello di un’altra donna a caso. Ecco: con rare e meritorie eccezioni, la scorsa settimana, quelle atrocità non hanno meritato particolare sdegno a sinistra.

E invece ieri il video trumpiano ha magicamente ridato la parola a partiti che sembravano averla persa. Per il Pd, i primi a scattare come molle sono stati Matteo Orfini e Peppe Provenzano, in stereofonia.

 

 

 

Ecco Orfini: «Il video di Trump su Gaza è disgustoso, orribile, atroce. Un oltraggio, un'offesa a decine di migliaia di morti. Nessuno può tollerare una cosa del genere, tutti devono prendere le distanze. Tutti, a cominciare dal governo». Gran raffica di aggettivi anche nella nota di Provenzano: «Il video di Trump su Gaza è osceno, aberrante, nega non solo il diritto internazionale e la dignità di un popolo, ma la stessa pietà umana. L’Europa reagisca con fermezza, la Palestina non può essere abbandonata. Meloni non può tacere, deve chiarire da che parte sta l’Italia».

Resta da capire - nella curiosa logica piddina - cosa dovesse fare ieri il governo italiano: sequestrare i social di Trump? Bloccarlo su X e su Facebook? Aprire una polemica su una videosimulazione?

 

 

 

Ma - dopo i suoi dirigenti- non ha fatto mancare la sua voce direttamente la segretaria Elly Schlein: «Da Trump macabra provocazione e progetto crudele su Gaza». Avete letto bene i due aggettivi: «macabra» e «crudele». Nella nostra ingenuità, avremmo riferito quei termini alle imprese di Hamas, ma evidentemente per Schlein deve esserci una sorta di equivalenza.
Non potevano rimanere inerti Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. I due rossoverdi hanno subito colto la palla al balzo per rilanciare una raccolta di firme su un appello intitolato «Trump fuori da Gaza». Ecco il preambolo: «È così che lui vede la striscia di Gaza del futuro. Coi resort e senza i palestinesi». Morale: «Firma la petizione per fermare all’istante i folli piani di Trump». Si capisce: tu firmi, e Trump si blocca subito, anzi «all’istante». Il resto dell’appello non delude le aspettative. Ecco un sintetico florilegio: «Atto barbarico», «flagrante violazione del diritto internazionale», «è il culmine del genocidio perpetrato dall’esercito israeliano». Gran finale con il coinvolgimento nientemeno che di Ursula von der Leyen: «Firma la petizione e chiedi a Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, di agire subito». Te la immagini Ursula all’assalto di Mar-a-Lago?

Spiace constatare come si sia unito al clima di antitrumpismo ossessivo anche Carlo Calenda, che nei giorni scorsi - sui temi dell’Ucraina - aveva saggiamente preso le distanze dai grillini. E invece ieri anche lui ha cantato nel coro: «Il video di Trump su Gaza, indegno e ridicolo, da un lato rappresenta il delirio di un ego fuori controllo; dall’altro sancisce il fatto che gli Usa non sono più un partner per le democrazie occidentali.

Attrezziamoci rapidamente in Italia e in Ue per affrontare lo tsunami che arriva». Avete letto bene: secondo il capo di Azione, l’America non è più un partner per le democrazie occidentali.

E i grillini? Pure da loro la solita raffica. La più lesta è stata Stefania Ascari: «Video aberrante», poi un paio di «disumano» e «inaccettabile» sparpagliati a caso. E il consueto dito puntato contro Meloni: «La donna madre cristiana Meloni venga qui a dirci se vuole stare dalla parte della morte e del genocidio o dalla parte della vita e dell’umanità».

Fin qui, la doverosa rassegnina delle cose dette ieri a sinistra. Resta tuttavia da capire non solo la timidezza di queste stesse forze nel condannare le belve di Hamas, ma anche - direi soprattutto - la loro incapacità di delineare una prospettiva credibile per Gaza.
Va bene: detestano Trump, e il video di ieri non era certo un capolavoro estetico. Ma - piaccia o no Trump, davanti ad anni di fallimenti altrui, per lo meno fa capire e mette a fuoco i termini del problema: si tratta di mettere Hamas fuori gioco, per far rifiorire un minimo di speranza.

E loro invece- da sinistra- cosa propongono? Quel lembo di terra ha goduto di ingentissimi aiuti economici occidentali: finiti in tunnel e armamenti per Hamas. Ha ricevuto cibo, sostegni, denaro: ma quasi nulla è finito alla popolazione palestinese. È un problema da affrontare oppure no?

Si continua invece a ripetere come una giaculatoria la formula “due popoli, due stati”. Obiettivo astrattamente desiderabile, certo: ma del tutto impraticabile e irrealistico fino a che una delle due entità statuali sarà sotto il controllo di un gruppo terroristico che ha per obiettivo statutario la distruzione di Israele. Ecco, Trump - a suo modo - evidenzia il problema e si candida a risolverlo. Gli altri che fanno? Twittano contro Trump. Sipario.

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