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Norma Cossetto, delirio e sfregio della sinistra: "Fu vittima del patriarcato"

Francesco Storace
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Ma la sinistra italiana può avere paura di una donna assassinata nelle Foibe più di 80 anni orsono? Non si rendono conto che così facendo si candidano a raccogliere come eredi il devastante lascito antitaliano del maresciallo Tito? Fa notare Roberto Menia, senatore di Fdi e soprattutto padre della Giornata del Ricordo di quella tragedia nazionale: «Vedano le onorificenze del Colle e scopriranno che Norma Cossetto – l’oggetto di tanto odio – fu insignita di medaglia d’oro al merito civile dal Presidente della Repubblica. Che si chiamava Carlo Azeglio Ciampi». Precisazione necessaria, visto l’impazzimento delle ultime ore, l’accanimento contro la memoria di quella Martire. È inaccettabile. Toscana, Puglia. In queste due regioni le ultime recite dello sfregio. Una in un paesello, Campiglia Marittima, nel livornese. La seconda, in una grande città come Lecce. Procediamo per ordine. Nel comune toscano – governato manco a dirla dalla sinistra – la minoranza presenta un documento per proporre di intitolare una strada, un luogo, a Norma Cossetta. L’amministrazione non si limita a dire di no.

DISCREDITO
Anzi, hanno puntato a gettare discredito sulla vittima di una pagina di odio antinazionale, definendola addirittura “figura controversa” e senza vergognarsene: «Norma Cossetto? Una giovane fascista sulla cui vita e morte ci sono ancora incertezze, nonostante un Presidente della Repubblica come Carlo Azeglio Ciampi le abbia conferito la medaglia d’oro al merito civile. E ancora, un esempio di vittima del patriarcato». Perché anche il padre – come tantissimi italiani in quel periodo, era fascista... Il delirio è totale e lo ha denunciato il consigliere regionale leghista Marco Landi, che ha chiesto alla Regione Toscana di «prendere una posizione netta».

 

 

Il Quirinale usò parole limpide per motivare quel riconoscimento: «Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba». Non basta? Aggiunge il deputato grossetano di Fratelli d’Italia Fabrizio Rossi: «Affermare e mettere in discussione quello che ha subito nell’autunno del 1943 Norma Cossetto, vuol dire mettere nel frullatore quell’ideologia comunista e negazionista che indigna». Gli storici calcolano in ben 17 il numero dei violentatori che si avventarono contro di lei e raccontano che fosse ancora in vita quando fu scaraventata nella foiba di Villa Surani. L’altra vergogna a Lecce. Pochi giorni fa era stata inaugurata una panchina dedicata ancora alla Cossetto. Ma i soliti noti hanno deciso di imbrattarla, il che rappresenta solo un comportamento vile, carico di odio che non si riesce a cancellare. Eppure, quella semplice panchina, è stata intitolata come semplice ma significativo omaggio alla memoria di una giovane donna italiana, violentata e gettata viva in una foiba. Non bisogna ricordare quella pagina? Non va denunciata? Ancora con la memoria rimossa? Quella panchina era dipinta con il tricolore della bandiera italiana, lo hanno sostituito con quello palestinese, modificandone con lo spray la composizione cromatica. Eppure, in diverse città italiane si rende onore ai Caduti delle Foibe, a partire proprio dalla Cossetto. Ma ci sono ancora episodi di intolleranza, come gli ultimi ora segnalati, che vedono frange della sinistra molto attive nel loro intollerabile revisionismo – altro che “memoria condivisa”... - e nel silenzio tombale dei vertici politici delle forze parlamentari dell’opposizione. 

CHE SILENZIO
Ma come può essere possibile che i leader, da Schlein a Conte – a Fratoianni inutile far cenno – non sentano il dovere di pronunciare una parola di sdegno per quanto accade addirittura contro i morti di quel tempo che fu orribile lungo il confine orientale della Patria? Ma non hanno conosciuto anche loro quelle famiglie vittime dell’esodo e delle foibe? Non ne hanno sentito i racconti dolorosi, le loro storie di terre abbandonate nelle mani di chi odiava il popolo italiano?
No, non è che non lo sappiano. Ma è che non hanno il coraggio di schierarsi contro il loro estremismo, sempre più violento e lontano dalla lacerazione drammatica che coinvolse troppi nostri connazionali. Non c’è rispetto per quel sangue colato nelle Foibe, ma ci sono ancora comunità che invece si battono per il Ricordo di quel massacro. È questo ciò che non va giù a quella marmaglia. E la sinistra ufficiale farebbe bene a sbarazzarsi di questi “controstorici” che fanno solo male alla memoria nazionale. Se non lo fa, vuol dire che si prende la responsabilità del massacro voluto dal maresciallo Tito.

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