Ufficialmente, il cambio di sede è stato causato dall’alto «numero delle adesioni» ricevute. Così “Sinistra per Israele”, a sentire gli organizzatori, è stata costretta a presentare il suo “manifesto” politico - «Dal 7 ottobre alla pace» - non più in una sala dello Scout center di Roma, nei pressi di piazzale delle Provincie, ma nel più comodo Palazzo Valentini, sede della città metropolitana di Roma capitale e della Prefettura. Nel cuore della città, a due passi da piazza Venezia e non lontano dal Quirinale.
Ma probabilmente c’è dell’altro, dietro lo spostamento di location. Ad esempio il timore delle annunciate proteste da parte della sinistra radicale, non nuova a prendere di mira gli ex compagni - su tutti l’ex segretario dei Ds, Piero Fassino- accusati di “collaborazionismo” con i “sionisti”. Ieri, infatti, di fronte allo Scout center, era in programma una contro -manifestazione di «contestazione» organizzata dalla galassia filo-palestinese. Obiettivo della mobilitazione, veicolato attraverso la rete, «denunciare le vergognose complicità dell’iniziativa e dei promotori con il genocidio in Palestina». Il manifesto lanciato dalla “sinistra per Israele” ha raccolto oltre 1.200 sottoscrizioni. Tra i firmatari ci sono l’ex premier Giuliano Amato, gli ex ministri Franco Bassanini, Giovanni Maria Flick, Marianna Madia e Claudio Martelli, il sindaco di Firenze Dario Nardella, l’ex presidente della Camera Luciano Violante e l’ex governatore del Lazio Nicola Zingaretti.
Pd, Daniele Nahum lascia il partito: "Sdogana chi parla di genocidio di Israele"
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A illustrare l’iniziativa, che nei prossimi giorni sarà presentata anche a Milano e Bologna, sono stati chiamati, tra gli altri, l’ex ministro Valeria Fedeli, l’ex sottosegretario Gennaro Migliore e, appunto, Fassino, che poi è il vero motore dell’iniziativa che «ha avuto il merito di mettere il dito nella piaga del rapporto tra un certo mondo politico italiano e il conflitto in Medio Oriente», come ha scritto sull’Huffington Post Stefano Folli, altro firmatario del “manifesto”.
«Il più drastico giudizio sulle politiche di Netanyahu non può in alcun modo tradursi nella negazione del diritto all’esistenza dello Stato di Israele, né tantomeno nella colpevolizzazione degli ebrei che vivono in ogni parte del mondo», afferma il manifesto.
Peccato che a sinistra del Pd non abbiano preso bene l’attivismo dell’ex segretario diessino. «L’annuncio di una manifestazione di contestazione contro il convegno è stato sufficiente a mettere in fibrillazione gli organizzatori che hanno deciso di riparare in una location più blindata», esultasucontropiano.org il Forum Palestina. Lo scontro è solo rimandato, a leggere le reazioni degli organizzatori della contro-manifestazione al cambio di sede: «Sinistra per Israele è un ossimoro indecente e inaccettabile. I sionisti de’ noantri hanno scelto la fuga.
Adesso se la canteranno e se la suoneranno tra loro, al riparo dalla condanna del mondo di fuori contro il genocidio dei palestinesi in corso a Gaza». I toni sono bellicosi: «Oggi abbiamo ottenuto una chiara vittoria. Questo dimostra la fragilità dei complici di Israele, che hanno agibilità solo se coperti dal nostro governo. Continuiamo aboicottare i complici del sionismo e della guerra». Per l’area antagonista è tutto fin troppo semplice: Sinistra per Israele si è riparata sotto l’ombrello dell’esecutivo, «difensore dei servi del sionismo». Del resto Palazzo Valentini è sede di quella Prefettura che ha offerto “riparo” a Fassino e soci. Medaglie, per i contestatori: «Non hanno agibilità in città».
Molinari, i suoi aggressori? Sono figli di Repubblica
Nel grande corto circuito della sinistra, Fabrizio De André calza a pennello: «Anche se voi vi credete asso...Così adesso l’attenzione si sposta su un’altra data: venerdì 22 marzo, quando alle ore 18 è in programma un presidio vicino alla sede del Comando operativo di vertice interforze, in piazza dei Consoli, nel quartiere Quadraro. «La lotta continua». E si sposta nella periferia est della Capitale che ospita quello che il quotidiano comunista il manifesto qualche anno fa ha definito «il Pentagono dentro Roma». Centro decisionale, attaccano gli organizzatori, della missione Aspides nel Mar Rosso, quella incaricata di fornire protezione alle navi mercantili bersagliate dal gruppo armato yemenita degli Houthi. «La flotta militare italiana ed europea nel Mar Rosso va ritirata prima che gli eventi bellici diventino un ulteriore “fatto compiuto” e un nuovo fronte della guerra mondiale a pezzi che incombe sul mondo», è scritto nella piattaforma di rivendicazione. Ma il vero obiettivo è sempre uno, Israele, visto che la protesta intende «dimostrare ancora una volta la solidarietà al popolo palestinese».