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Quirinale, "Meloni non ne ha alcun bisogno": indiscrezioni pesantissime
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E se fosse stato Sergio Mattarella a dare una spinta decisiva alla formazione del governo di Giorgia Meloni? Il presidente avrebbe accelerato drammaticamente i tempi, nel corso del primo giro di consultazioni con la delegazione del centrodestra. Dieci minuti "lordi", poche essenziali domande per non dare adito a dubbi, equivoci, incomprensioni.
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Secondo il retroscena di Marzio Breda sul Corriera della Sera, una volta "disinnescata" la mina-Berlusconi ei timori per uno show personale del Cav sull'onda delle sue recentissime rimostranze, "tutto marcia a passo di carica, come volevano Giorgia Meloni e lo stesso Quirinale". Questo perché, come spiegato dal Capo dello Stato, il contesto interno e internazionale esigeva rapidità massima. Ma è anche un attestato di stima e fiducia nei confronti della leadership della neo-premier.
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Tra Meloni e Mattarella ci sarà "collaborazione", spiega Breda, che non va confusa con "tutela": questo perché, sottolinea il quirinalista del Corsera, "un esecutivo politico come questo non ha bisogno di tutele così come non c'è bisogno di iniziative analoghe a quella - senza precedenti - presa da Scalfaro al varo del primo esecutivo Berlusconi, nel 1994". Il riferimento è al "memorandum" spedito allora al Cavaliere per vincolarlo a "garantire l'unità nazionale, solidarietà sociale e fedeltà alle alleanze internazionali".
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Segno che quei pericoli intravisti allora con Alleanza nazionale e Lega bossiana nel governo, oggi con buona pace della sinistra non ci sono. E Mattarella, contrariamente a qualche indiscreto circolato venerdì sera, non avrebbe nemmeno bocciato nomi della lista dei ministri presentata dalla Meloni: "Leggeva la lista e diceva sì".
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