Luigi di Maio, "acqua alle orecchie". Il retroscena bomba, tutto pronto per la crisi

mercoledì 22 giugno 2022
Luigi di Maio, "acqua alle orecchie". Il retroscena bomba, tutto pronto per la crisi
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"Necessario e ampio coinvolgimento delle Camere", così, con sei insignificanti sei parole il Movimento 5 stelle ha chiuso la questione dell'invio di armi in Ucraina. Ergo non ha ottenuto nulla ma secondo molti almeno non ha dato a Luigi Di Maio l'alibi per andarsene dal M5s accusandoli di essere nemici dell'Europa e della Nato, riporta in un retroscena il Fatto quotidiano. Ieri 21 giugno al Senato intorno a Draghi non c'era nessun esponente grillino a parte il ministro D'Incà. C'era "aria di liberazione" nel governo: "Finalmente potremo lavorare senza guardarci le spalle".

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"Qualcosa adesso deve cambiare", si sfoga col giornale di Travaglio un pentastellato. " Qui non si tratta di parlamentari che se ne vanno, al massimo perdiamo i voti dei loro parenti: è gente che non ha un voto. Qui si tratta di capire come e perché restiamo al governo". Aggiunge un altro: "È tardi, purtroppo. Se fossimo usciti ai tempi della riforma Cartabia, avremmo avuto un anno e mezzo per rifarci una verginità. Ora il tempo è troppo poco, difficile invertire la rotta".

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E il peggio forse deve ancora arrivare. In particolare per quei "big" fedelissimi di Giuseppe Conte che secondo le regole attuali del Movimento 5 stelle non potranno essere rieletti. La "base" grillina sarà chiamata a esprimersi settimana prossima e il leader di Cinque stelle continua a non dire come la pensa. Anche perché intende tenersi stretti alcuni degli indecisi. La possibilità di rielezione, del reso, era una delle carte che il ministro degli Esteri si è giocato nella caccia agli eletti. Secondo il fatto i "veterani" non vogliono "cedere alle lusinghe: "Ma ancora non l'hanno capito che gli porteranno l'acqua con le orecchie e alla fine il seggio ci sarà solo per lui?".