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Mario Draghi, retroscena: "Niente capi delegazione", la mossa in tandem con Mattarella per frenare il dissenso dei leader?
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Un vero e proprio cambio di passo. Con il nuovo governo Mario Draghi ha spazzato via i residui di quello precedente. Della "modalità-Conte", dunque, neanche l'ombra. L'ex presidente della Banca centrale europea, oggi a Palazzo Chigi, non solo ha assicurato di non ammettere provvedimenti all'ultimo momento. Ma ha anche accantonato l'ipotesi di una cabina di regia. "Non serviranno nemmeno dei capi delegazione - fa sapere Marco Antonellis su Tpi (qui l'articolo integrale) citando l'entourage del presidente del Consiglio -, sarà Mario Draghi a farsi ‘sentire’ e ad incontrare, se sarà necessario, i leader dei partiti che compongono la maggioranza di governo per chiarire le cose ove ce ne fosse bisogno".
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Un modo, questo, per tenere a bada gli umori delle forze politiche parte di questo esecutivo del "tutti dentro". Draghi - scrive ancora Antonellis - teme per le prossime settimane, quando il governo dovrà iniziare a lavorare seriamente. "Per questo - è il ragionamento - si mettono le mani avanti e si fa sapere che se ne occuperà direttamente Mario Draghi, un modo anche per 'intimidire' leader e leaderini che volessero alzare troppo la voce". D'altronde se l'ex banchiere non ha grande esperienza con la politica, ne ha molta di più con il sottobosco capitolino, conoscendo perfettamente a quali rischi va incontro.
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Sempre per lo stesso motivo, di comune accordo con Sergio Mattarella, il premier ha voluto allargare il più possibile la maggioranza. In particolare "insistendo così tanto nel voler fare entrare la robusta rappresentanza parlamentare della Lega, con buona pace delle lamentele di PD e 5 Stelle". Addio dunque alle numerose task force di Giuseppe Conte, la cui cabina di regia per gestire il Recovery Fund è stata la goccia che ha fatto naufragare il suo governo. O meglio, la miccia che ha fatto esplodere la pazienza di Italia Viva.
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