Fulvio Baldi, da poche ore ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia per via di alcune intercettazioni tra lui e l'ex componente del Consiglio superiore della magistratura Luca Palamara, spiega il motivo dell'addio che imbarazza e manda su tutte le furie il ministro Bonafede: "Mi sono dimesso per tutelare il ministro e l' istituzione, che vengono prima di tutto". Parole dette ai magistrati di Perugia dopo aver ascoltato le registrazioni dei suoi colloqui e dialoghi WhatsApp con Palamara, emersi con la conclusione dell' inchiesta che vede coinvolto lo stesso Palamara per corruzione.
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Un contesto, scrive il Corriere della Sera, che ha molto irritato Bonafede, ignaro di tutto e già turbato dal "caso Di Matteo" e dalla mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni, in calendario la prossima settimana. E dopo il faccia a faccia con il ministro, il suo più stretto collaboratore non ha avuto alternative al passo indietro. Per provare a salvare il salvabile. Anche perché Baldi è stato scelto e voluto proprio da Bonafede come suo capo di gabinetto nel giugno 2018. "Certe frasi appartengono al gergo sindacale, ma il ministro Bonafede non ha mai voluto sentire parlare di correntismo; io ho avvertito il suo imbarazzo e ho deciso di dimettermi", ha spiegato poi Baldi ai magistrati, che poi però ha tenuto anche a precisare che, "in questi due anni il ministro e il ministero non sono stati minimamente intaccati dal fenomeno del correntismo".