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Francesco Specchia: lagna continua sulla Costituzione

di Francesco Specchia martedì 5 dicembre 2023

4' di lettura

Grande soggezione, per la Costituzione. «In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie: son tutti sfociati qui negli articoli». Quando Piero Calamandrei presentò la Sacra Carta al suo primo vagito, ecco che un afflato sacrale avvolse il Paese nella memoria della dittatura scampata e in quella “dei fratelli caduti per la libertà”. Si capirà quindi come, da quel momento, nonostante la rigidità della sua architettura, la Costituzione italiana divenne un fortino accogliente e politicamente inespugnabile. Un feticcio di un’inviolabilità finanche metafisica.

Non è dunque un caso che la nuova strategia dell’opposizione, di ‘sti tempi un tantino a corto di argomenti (l’economia ci premia, l’atlantismo impazza, i sindacati languono, la sinistra sventola come argomento principe il patriarcato), be’, sia la «legittimità costituzionale». L’evocazione della legittimità costituzionale rimbomba d’apocalisse.

Il suo riciclo ideologico si eleva sugli striscioni dei manifestanti, sedicenti “partigiani delle Costituzione” rumorosamente in viola. Che sia indicato come “dubbio”, o “potenzialità”, o “incompatibilità” o “rischio d’eccezione”, l’allarme per lo stravolgimento della Costituzione sta diventando il refrain dei talk show televisivi e dei comizi, nelle dispute accademiche e nelle piazze elettorali.

Soltanto negli ultimi dieci giorni, dal punto di vista giuridico, a sentire la sinistra, sembriamo precipitati nel Cile di Pinochet. Dall’opposizione salgono almeno una ventina di incostituzionalità varie. Le ho contate.

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Prima è toccato al libro del generale Vannacci Il mondo al contrario ritenuto dai fieri sostenitori della Carta, uno sprazzo anticostituzionale, violatore «dell’art. 3» sulla pari dignità di ogni cittadino quando esprime dissenso verso omosessualità, femminismi e extracomunitari vari; anche se gli anti-Vannacci omettono, per converso, di citare l’art. 21 della stessa Carta sulla libertà di pensiero.

COME LA PRECRIMINE - Poi c’è stato Landini. Il quale, s’è visto azzoppare nei suoi scioperi fantascientifici (organizzati come la “Precrimine” di Minority Report: contro la legge di Bilancio prima ancora che venisse scritta); e dunque ha definito la precettazione ad opera del ministro Salvini, roba «palesemente incostituzionale». Palesemente.

Anche se qualsiasi matricola di giurisprudenza sa bene che, nel caso specifico, mancando i requisiti dello sciopero generale, la precettazione diventava la migliore soluzione tecnica per contemperare il diritto di sciopero dei sindacati con quello dei cittadini nell’ottenere un pubblico servizio. Altro argomento in cui si sono sbizzarriti gli acerrimi templari della Costituzione: la riforma del presidenzialismo decolorato in premierato non “forte” ma soft. Una fattispecie, questa ventilata da FdI, in realtà abbastanza inedita in quasi tutti gli ordinamenti; epperò finora spiegata a grandi linee, in cornice e in attesa di un accordo di contenuto bipartisan in Parlamento.

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Poco più d’una bozza. Eppure, la sola idea del premierato esalata da Meloni recava, per Pd e M5S, certissimi «profili d’incostituzionalità». Tra l’altro, l’espressione del «profilo d’incostituzionalità» incastonata nel pubblico dibattito è la più subdolamente astuta. Perché tu non affermi, apoditticamente, di una legge o di un decreto che sia «incostituzionale» ma rilevi soltanto «un profilo di incostituzionalità».

Che è come mettere subito le mani avanti: «Occhio, forse sto per dire una cazzata»; ma essendo solo un “profilo”, un’ombra rarefatta del diritto, alla fine confidi che quella cazzata verrà assorbita nel contesto dell’indignazione.

E altro “profilo” si allunga sull’“autonomia differenziata”: cioè una forma di sedizione senz’altro in grado di mandare in setticemia l’unità nazionale.
Eppure è il contrario: l’autonomia differenziata è totalmente prevista dalla Costituzione stessa al terzo comma dell’art. 116; e se fosse stata setticemica la Corte Costituzionale non ne avrebbe approvato il referendum (dal successo strepitoso, in Lombardia e Veneto). L’allarme sulla Costituzione, insomma, è una strategia lenta, sgomita nella logica, dissemina dubbi procedurali.

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Così accade che «potrebbe essere incostituzionale» la riforma della giustizia, dalle intercettazioni al differimento della riforma penale che «rischia di creare disparità di trattamenti», ma non si capisce bene. Così risulta «incompatibile con i precetti costituzionali» sull’uguaglianza –art 3- e sulla capacità contributiva –art. 53- l’imposta straordinaria sugli extraprofitti delle banche (adottata in Europa senza problemi). Così è «contraria alla Costituzione», secondo la Cgil, la modifica delle aliquote delle pensioni pubbliche. Così non è compatibile con i precetti dei Padri Costituenti l’intesa Italia-Albania, in quanto contraria all’art.117 in quanto in violazione(nientemeno) che della Convenzione di Ginevra sui diritti umani, neanche il premier albanese socialista Rama fosse un nazifascista allegramente intento ad allestire lager per migranti.

ANTI RAVE E UCRAINA - E si muoverebbero, inoltre, in opposizione al sacro dettato del 1948, nell’ordine: la riforma della giustizia tributaria («profili d’incostituzionalità» addirittura nell’intero impianto della legge); e la norma anti-rave che introduce la nuova fattispecie sulle occupazioni di case abusive e l’organizzazione di raduni illegali; e l’invio di armamenti all’Ucraina che, a detta della docente emerita Lorenza Carlassarre intervistata da Silvia Truzzi del Fatto Quotidiano violava l’art. 11 (citava il primo comma «L’Italia ripudia la guerra», ma dimenticava il secondo «consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni»); e il “liceo del Made in Italy”; e l’intero corpus –addirittura- delle «norme approvate in Cdm», questo secondo il quotidiano Domani.

Ora, se ci fosse davvero una qualsivoglia pronuncia d’illegittimità costituzionale, be’, ex art 136, ogni norma imputata cesserebbe d’incanto di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione. Solo che, finora, nulla di tutto ciò è accaduto. Leggi e governo son sempre lì. Henry Kissinger diceva che l’illegale lo facciamo subito, per l’anticostituzionale ci vuole un pochino di più. Forse era del Pd... 

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