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Anagni, festa social per la capra uccisa: dopo la tortura c'è un altro orrore

di Ignazio Stagno giovedì 31 agosto 2023

3' di lettura

Amava molto farsi accarezzare dai bambini. È morta, indifesa, sotto i calci e i pugni di un branco di belve. Un gruppo di ragazzi, dopo una festa di compleanno in un agriturismo di Anagni, ha deciso di “divertirsi” torturando una capretta. Il povero animale, come mostrano due video choc pubblicati dal branco sui social, è stata presa a calci sulla testa per una, due, tre volte. Poi ha perso i sensi. Tra le urla degli aguzzini viene posizionata in una scatola, trasportata su una carriola e poi scaraventata giù da un muretto: un volo di 3 metri. Parolacce e insulti accompagnano il macabro rito di morte. Il proprietario dell’animale e dell'agriturismo nel buio della sera, sul finire di quella festa di compleanno, non si è accorto della mancanza della capretta.

Il giorno dopo la macabra scoperta: «Era una comitiva di una trentina di ragazzi – ha raccontato, al Corriere, il titolare del locale -. Sul tardi cominciano a far baccano, ma sia ben chiaro, nessuno era ubriaco. Fanno confusione e per questo li riprendo. E dico loro di calmarsi. Ma della capretta non mi ero accorto. Me ne sono accorto – ha aggiunto – la mattina dopo, lunedì, quando, verso le 6 esco, perché avevo un appuntamento a Roma. Ho visto la mia capretta massacrata. Ho fatto denuncia ai carabinieri che hanno identificato i ragazzi. Di più non so».

CODICE PENALE
Ora, secondo il codice penale, questi ragazzi rischiano una pena da 4 a 2 anni. Ma in questa storia assurda e sconcertante che si è consumata all'agriturismo Sant’Isidoro c'è un altro aspetto che deve far riflettere. Per forza. Il video dell’agonia e della tortura della capretta è stato postato sui social dai suoi stessi assassini. Nessun filtro in fase di caricamento, nessun blocco per delle immagini così esplicite e violente che turberebbero chiunque. A quanto pare nell’era dell’intelligenza artificiale che tutto sa e tutto vede, il massacro di un povero animale può finire indisturbato nelle autostrade dei social accarezzando la voglia di emulare che spesso si nasconde dietro i nickname che infestano la rete. Si può segnalare in una seconda fase. Non prima che quella clip sia arrivata già sotto gli occhi di migliaia di utenti.

Meta mette a disposizione una pagina dedicata alle segnalazioni. Il contenuto può essere immediatamente messo nel mirino pigiando sull’etichetta «Segnala foto o video» e contestualmente viene offerta una finestra per descrivere meglio il contenuto da rimuovere. Ma se ad esempio il video non è più visualizzabile perché chi lo pubblica applica dei filtri restringendo la platea del pubblico, allora Meta consiglia di «chiedere aiuto a un amico». Insomma richiedere a un altro account di segnalare il contenuto violento.

CLIP INCRIMINATA
Una procedura piuttosto lunga mentre la clip incriminata continua a girare indisturbata. Poi, sempre il centro assistenza di Meta fa sapere: «Anche se non dovessimo eliminare un contenuto che hai segnalato, puoi comunque controllare la tua esperienza su Facebook usando le tue impostazioni e gli strumenti per le preferenze. Questi strumenti ti consentiranno di vedere meno contenuti simili in futuro». Insomma le clip continua a restare online per un periodo e possiamo tutelarci solo chiedendo di «vederne di meno». Eppure spesso per una frase o un commento che viola il pensiero dominante, scatta immediata la censura. Il caso della capretta di Anagni ha riaperto una ferita per il mondo dei social. Da tempo le associazioni che tutelano gli animali chiedono interventi per mettere la parola fine non solo alle violenze ma anche alla divulgazione dei contenuti violenti sulle piattaforme. Sul tema aveva fatto sentire con forza la propria voce l’Aidaa, Associazione italiana difesa animali e ambiente: «Chiediamo maggior rispetto e maggior controllo su chi pubblica e diffonde filmati orrendi di maltrattamenti e uccisioni di animali. Ogni giorno noi riceviamo segnalazioni che inoltriamo. Abbiamo visto che in alcuni casi pagine e filmati vengono effettivamente tolti, ma spesso non si procede alla loro rimozione nonostante si tratti di filmati orribili e crudeli e che per giunta rischiano di essere oggetto di emulazioni. Invitiamo i responsabili del social network ad applicare un maggior controllo ed un maggior rigore nei confronti di chi posta e diffonde materiale violento a danno degli animali». Un appello che a quanto pare è rimasto inascoltato. Anche su Tik Tok la segnalazione può essere effettuata a video già pubblicato con un apposito modulo online. Troppo tardi. L’orrore è già online. 

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