Una "sconfitta netta" quella del Pd alle amministrative dei giorni scorsi: lo ha ammesso la stessa segretaria Elly Schlein, sottolineando la necessità di "ricostruire un campo alternativo" alla destra unita. "Sono elezioni amministrative ma dimostrano che il vento a favore delle destre è ancora forte e c’è ancora“, ha poi aggiunto la leader dem, commentando il trionfo della coalizione a lei opposta nelle principali città italiane. Dei 18 capoluoghi chiamati al voto, solo 5 hanno preferito il centrosinistra. In ogni caso, la Schlein ha anche detto che c'era da aspettarselo: “Non si ricostruisce, non si cambia in due mesi. Ci vorrà un tempo più lungo per ricostruire fiducia e un centrosinistra nuovo, competitivo e vincente”. Andando a vedere le prime prove elettorali dei suoi predecessori, però, in molti sono comunque riusciti a fare di meglio subito dopo l'elezione a segretario.
Il primo leader di sempre del Pd, Walter Veltroni, eletto nell'ottobre 2007, pur non portando a casa una vittoria, riuscì comunque a raggiungere un risultato dignitoso alle elezioni Politiche dell'aprile 2008. Il partito da lui guidato, infatti, ottenne circa il 33% dei consensi, mentre la coalizione opposta - escludendo la Lega Nord che si attestò quasi all'8,5% su scala nazionale - lo superò di circa 5 punti. Nello stesso periodo, aprile 2008, si tennero anche le amministrative in 13 comuni capoluogo. Anche in quest'ultimo caso, nonostante la sconfitta, il Pd riuscì comunque a portare a casa un discreto numero di città: 7 andarono al centrodestra, 5 al centrosinistra e 1 alla sinistra.
Dopo ci fu Dario Franceschini, eletto segretario nel febbraio 2009. Alla prima prova elettorale, ovvero le Europee del giugno 2009, il leader dem guidò il partito a ottenere il 26,12% dei voti, in calo di quasi 5 punti rispetto alla lista Uniti nell'Ulivo nella precedente tornata elettorale. Un risultato non proprio entusiasmante. Tant'è che solo qualche mese dopo si decise di cambiare: Pier Luigi Bersani fu eletto nel novembre 2009 e alle elezioni Regionali del marzo 2010, quando si andò alle urne in 13 regioni, l'esito del voto non fu proprio disastroso per i dem. Sei regioni andarono al centrodestra e 7 al centrosinistra. Anche se l'esito complessivo per coalizione dei risultati delle liste circoscrizionali fu comunque a favore del centrodestra, che raggiunse il 49% contro il 43,8% della coalizione opposta.
Dopo la breve parentesi del segretario reggente Guglielmo Epifani, fu poi la volta di Matteo Renzi, eletto come segretario nel dicembre 2013. Con lui il Pd ha conosciuto uno dei suoi periodi migliori: basti pensare che alle Europee del maggio 2014, i dem trionfarono conseguendo il 40,81% dei voti, il miglior risultato in percentuale mai ottenuto dal partito. Allo stesso tempo si votò anche in due regioni, Piemonte e Abruzzo, entrambe poi finite nelle mani del centrosinistra. Una vittoria su più fronti, insomma. Nel 2017, dopo il breve periodo in cui il Pd venne retto da Matteo Orfini, Renzi venne rieletto a maggio ma non gli andò benissimo. Tant'è che dopo la sconfitta alle Politiche del marzo 2018, quando trionfarono il centrodestra trainato dalla Lega e il Movimento 5 Stelle, Renzi decise di dimettersi da segretario.
Subito dopo di lui ci fu Maurizio Martina, prima come reggente e poi come segretario eletto nel luglio 2018. Un periodo breve nel quale i dem provarono a dialogare con i grillini ma senza successo. Nel marzo 2019 toccò a Nicola Zingaretti prendere in mano le redini del partito. La sua prima prova elettorale, le Europee del maggio 2019, si concluse con una vittoria a metà: il Pd ottenne il 22,7% dei voti, raccolti principalmente nelle grandi città - Roma, Milano, Torino, Bologna e Firenze - in controtendenza nazionale, piazzandosi così ad essere il secondo partito d'Italia dopo la Lega di Matteo Salvini. Infine Enrico Letta, predecessore proprio della Schlein, fu eletto nel marzo 2021 e in pochi mesi si ritrovò a guidare i dem per un impegno elettorale parecchio importante: le amministrative dell'ottobre 2021. Si votava in 20 comuni capoluogo. E Letta non tradì le aspettative: 15 città andarono al centrosinistra, 4 al centrodestra e 1 al centro.