Manco fossero dei piccoli Navalny, il dissidente russo incarcerato per la sua attività contro il Cremlino. La sinistra italiana, affamata di copioni apocalittici, sceglie la prima udienza del processo a carico di tre attivisti di “Ultima Generazione” che imbrattarono, il 2 gennaio scorso, la facciata del Senato con vernice lavabile. I tre rischiano fino a 5 anni di carcere per danneggiamento aggravato. Era stata, quella, una pagina scritta a danno delle istituzioni a cui poi, purtroppo se ne sono aggiunte molte altre, come l’assalto alle mura di Palazzo Vecchio a Firenze e alla Fontana della Barcaccia a Roma. Ma di questo processo un po’ tutta la galassia della sinistra, a intensità diverse, sta facendo una bandiera utile a rispolverare il solito, vecchio mantra del centrodestra (ora di governo) intollerante al dissenso. Come se, peraltro, questo portasse bene sul piano elettorale. Dunque ieri è stata messa in piedi una pantomima del martirio, un sit in davanti al Tribunale di Roma (i tre imputati hanno scelto il rito ordinario e il procedimento è stato aggiornato al prossimo 18 ottobre).
Dice una di loro, Laura Paracini, a processo con Alessandro Sulis e Davide Nensi, che non temono il carcere, ma sono terrorizzati dalla crisi climatica. Intorno, cartelli con scritte come “La disobbedienza civile pacifica non è reato”. Ovviamente, la piccola manifestazione attrae, come una sorta di campo gravitazionale, un bel po’ di sigle della sinistra. C’è anche chi solidarizza a distanza. È il caso, per esempio, della Cgil. Oramai il sindacato è una sorta di jolly della protesta, sostenendo e coprendo una vastità di argomenti, dall’antifascismo alla guerra in Ucraina e ora anche i colpi di testa di “Ultima Generazione”.
«Ci pare preoccupante che il Governo criminalizzi le proteste non violente dei ragazzi e delle ragazze, decretando addirittura nuovi reati ad hoc, mentre non usa la stessa durezza contro altri reati, a partire da quello di evasione fiscale», scrivono in una nota. Al fianco degli imbrattatori anche la Fiom: «È preoccupante il tentativo di criminalizzazione di una protesta non violenta: la vernice lavabile su un muro non può trasformare chi protesta in una organizzazione criminale. Il diritto al dissenso democratico è il sale della nostra Costituzione».
AGENDA FITTA - Poi c’è, appunto, il sit in. Oramai per la sinistra politica l’agenda è fitta, dovendo aggrapparsi a tutte le mobilitazioni altrui nell’attesa di metterne in campo una propria, dagli studenti dei collettivi di Firenze alle coppie Lgbt fino agli universitari in tenda. Il sit in per “Ultima Generazione” è, appunto, la tappa più recente. C’è Sinistra Italiana, che nella delegazione oltre al leader Nicola Fratoianni comprende anche Stefania Cucchi che vede in questo processo «un segnale bruttissimo, pessimo». Poi ci sono i Verdi, con Angelo Bonelli che denuncia il «tentativo sistemantico e criminale di mettere in discussione il cambiamento climatico per guardare al passato». Ma la circostanza politicamente più rilevante è che, all’iniziativa, è presente pure il Pd. Già Elly Schlein ha più volte invocato la necessità di guardare alla luna e non al dito aprendo, con la solita pratica dell’arzigogolo verbale, all’indulgenza verso gli ecovandali. E però ieri Marta Bonafoni, che è coordinatrice della Segreteria dunque una dirigente di primissimo piano, ha partecipato fisicamente al presidio.
«Pur non convidendo il loro metodo», argomenta in stile schleineiano, «capiamo la preoccupazione dei giovani attivisti». Dunque «la protesta degli attivisti di “Ultima Generazione” non va criminalizzata, vanno invece le ragioni di chi si batte contro i cambiamenti climatici».
BOOMERANG - Il picco dell’autolesionismo, però, lo raggiunge Andrea Orlando, che twitta: «Fanno le corse a costituirsi parte civile contro quelli che hanno buttato l’inchiostro in una fontana. Si dimenticano di farlo con quelli che hanno fatto le stragi. Quando si dice il senso delle proporzioni». Il combinato di queste posizioni dà luogo ad un boomerang che arriva dritto contro via del Nazareno. Sì, perché tra le realtà istituzionali che si sono costituite parte civile nel processo, oltre al Senato e al Ministero della Cultura, c’è anche il Comune di Roma, guidato da Roberto Gualtieri, esponente del Pd. Insomma, il Pd che protesta contro una «persecuzione» che, però, sarebbe perpetrata anche da uno dei loro. Cortocircuito pieno. Un po’ come andare a sostenere una mobilitazione e beccarsi una contestazione. In realtà è accaduto anche questo, con gli studenti in tenda, ed è successo a Elly Schlein. Evidentemente, le proteste in conto terzi hanno pesanti effetti collaterali.