Assalto fallito: l’Europarlamento ha bocciato a larga maggioranza, con l’eccezione del gruppo socialista, l’emendamento del Pd che invitava la Commissione Ue a «presentare una proposta relativa a una nuova risorsa propria basata su un’imposta sul patrimonio di individui e famiglie». Il testo, secondo cui solo un’«imposta sul patrimonio progressiva a livello di Ue contribuirebbe a far uscire l’Unione dalle molteplici crisi recenti», tra gli eurodeputati italiani ha ottenuto solo il sostegno della stragrande maggioranza del gruppo dem, visto che anche il M5s, e questa l’altra notizia del giorno, ha votato contro. Nel Pd si sono registrati quattro dissidenti: tre deputati si sono astenuti (Irene Tinagli, Patrizia Toia e Achille Variati), uno si è opposto (Mercedes Bresso).
L’emendamento, il numero 29 bis, era stato presentato nell’ambito della discussione sulla risoluzione firmata dai parlamentari Josè Manuel Fernandes (Ppe) e Valerie Hayer (Renew Europe) sulle «risorse proprie» di Bruxelles: «Un nuovo inizio per le finanze dell’Unione euroopposti alla proposta di modifica del Pd, divergono).
L’emendamento dem mostrava la quintessenza del pensiero politico targato Elly Schlein. Ovvero quella «deriva massimalista» che nei giorni scorsi ha fatto dire all’europarlamentare italiano di Renew Europe (il Terzo polo italiano, ndr) Nicola Danti che ormai «è evidente a tutti che il Pd non può essere la casa dei riformisti».
Basta leggere l’incipt dell’emendamento incriminato, nel quale i dem pongono «l’accento sulla distribuzione fortemente ineguale del reddito e della ricchezza dell’Unione», sottolineando «l’importanza di forme progressive di tassazione per la lotta contro tali diseguaglianze e per la promozione dell’equità sociale, economica e fiscale». «È fallita l’operazione “patrimoniale europea”», esulta lo stesso Danti, secondo cui però il fatto stesso di aver depositato a Strasburgo un testo simile dimostra che «ormai la deriva massimalista della nuova segreteria è arrivata a Bruxelles». «Se non tassano, non sono contenti», rincara la dose su Twitter Raffaella Paita, capogruppo del Terzo polo al Senato.
DERIVA MASSIMALISTA - Concorda il leghista Marco Zanni, presidente del gruppo Identità e democrazia al Parlamento Ue: «La piccola buona notizia è che la proposta di una nuova patrimoniale europea avanzata dal Pd e dai suoi alleati con emendamenti al Parlamento Ue è stata scongiurata. Per fortuna, nel voto delle singole proposte ha prevalso il buonsenso e, anche grazie all’attenzione posta dalla Lega su provvedimenti folli che parlavano di redistribuzione del reddito e di “redditi eccessivi”, gli emendamenti delle sinistre tassa e spendi sono stati rifiutati». È meno entusiasta, Zanni, a proposito dell’approvazione della risoluzione, sancita da 356 sì, 199 no e 65 astenuti. Si tratta, attacca l’esponente del Carroccio, di «contenuti alquanto discutibili», nonché di una «pioggia di nuove tasse» in arrivo, «anche in base al gap salariale di genere degli Stati, alle percentuali di riutilizzo di rifiuti e agli sprechi alimentari. Un modo subdolo di imporre l’agenda politica ideologica di Bruxelles agli Stati membri». Renew Europe non concorda - «la risoluzione chiede all’Unione europea di dotarsi di alcune risorse proprie, che serviranno anche a rifinanziarie il Next generation EU, senza pesare solo sui bilanci degli Stati membri» - ma l’importante, ieri, era bloccare l’ennesima voglia di tasse del Pd.