Ci hanno provato, due volte, con Gianfranco Fini. Ma negli anni è toccato anche a Bobo Maroni, Angelino Alfano, Giovanni Toti, Luigi Di Maio. Addirittura qualcuno provò ad arruolare Fedele Confalonieri contro Berlusconi. Tutti tentativi finiti malissimo, quelli della sinistra, all'insegna del motto "il nemico del mio nemico è mio amico". Hanno provato a fare leva su divergenze, frenate, fratture (spesso solo presunte) nel campo avverso per indebolire i leader di questo o quel partito (quasi sempre il centrodestra, quasi sempre Forza Italia). Quante cantonate. E pure qualche fine ingloriosa per chi si era fatto ingolosire dall'improvvisa e inedita pioggia di elogi, carezze a mezzo stampa, lusinghe. E tante, tante promesse spazzate via dalla più spietata realtà.
IL FASCISTA E IL RAZZISTA
Il caso più clamoroso, tornato di attualità in questi polemici ultimi giorni, è stato quello di Fini. Il fascista, il missino, l'uomo che candidandosi sindaco di Roma nel 1993 sfidando Rutelli di fatto svelò le tentazioni di discesa in campo di Silvio Berlusconi. Il Cav disse che tra Msi e Pds, avrebbe votato per l'ex delfino di Almirante. Pochi mesi dopo, si allea con lui e con Umberto Bossi, sbaraglia la sinistra e arriva a Palazzo Chigi. Repubblica e Unità spalano fango che inevitabilmente finisce anche sulla testa di Gianfranco. "I fascisti al governo", è il ritornello. La svolta di Fiuggi e la rottura con le nostalgie per il Ventennio imposta da Fini ai suoi ammorbidisce solo in parte la caccia alle streghe contro la destra, perché la neonata Alleanza nazionale è ancora saldamente ancorata a Berlusconi. È questo il punto fondamentale delle campagne stampa progressiste. Basta vedere quel che accade con la Lega Nord. Finché resta al governo, Umberto Bossi è il rozzo Senatùr che guida il cuore di tenebra del Settentrione razzista. Quando rompe con Berlusconi, decretandone non solo la caduta ma pure la sconfitta elettorale nel 1996, diventa miracolosamente "una costola della sinistra" (Massimo D'Alema dixit) e fiumi di inchiostro (e saliva) vengono versati per convincere il popolo ex comunista della bontà di una possibile intesa con i leghisti in chiave antiberlusconiana. Non andrà mai così: Bossi si riavvicinerà al Cav e tanti saluti.
LO MANDA RE GIORGIO
Passano meno di 10 anni, Berlusconi diventa premier per altre due volte e nel 2009 torna in pista in grandissimo stile ancora Fini. Il suo "che fai mi cacci?" apre ufficialmente la crisi nel centrodestra berlusconismo, il governo regge ma il PdL no. Altro che Mussolini: è l'aver rinnegato Silvio il vero fattore di svolta. Gianfry diventa uno statista, un politico illuminato, un conservatore di pregio, il leader di una destra finalmente moderna ed europea. Lo scandalo della casa di Montecarlo che nel frattempo gli aliena gran parte delle simpatie degli elettori che furono di AN sui giornali più organico al Pd diventano un trascurabile incidente di percorso. Tra 2010 e 2011 Fini, presidente della Camera, si mette in proprio, fonda Futuro e Libertà, dialoga apertamente con il centrosinistra e poi finisce per governarci insieme, con Mario Monti e il governo dei tecnici. C'è chi dice, a conferma dello scenario, che sia stato il presidente della Repubblica in persona Giorgio Napolitano (nel Pd non si muove foglia senza che Re Giorgio non voglia) a consigliare a Fini il grande passo. FLI sta al centro, si unisce in cartello a SuperMario in vista delle urne 2013. Tutto è pronto per il grande salto, l'ex fascista e gli ed comunisti alleati al governo, ufficialmente. Ma Silvio e Grillo fanno lo scherzetto. Nasce il governo di unità nazionale, il Pd governa con Berlusconi per scelta politica, Fini non è più indispensabile e finisce nel dimenticatoio.
DELFINO A CHI?
Pochi mesi dopo, è il turno del primo, storico, propriamente detto "utile idiota della sinistra": Angelino Alfano. È il Cav a definirlo così, amareggiato dal tradimento politico (e umano) messo in atto dal giovane numero 2 indicato come suo erede e delfino. Succede tutto per colpa del processo Mediaset: Berlusconi viene condannato per frode fiscale, decade da senatore per effetto della legge Severino, rompe con il governo Letta e ri-fonda Forza Italia. Ma Angelino, ministro degli Interni, non lo segue. Resta con il Pd, con Enrico prima e con Matteo Renzi poi. Crea il Nuovo Centrodestra, diventa l'alleato più fidato dei dem. A sinistra scordano pure il Lodo Alfano del 2008, che aveva attirato sull'allora ministro della Giustizia le peggiori contumelie. "È uno dei nostri, ora", il ragionamento che fanno nei corridoi del Nazareno, tanto da affidare a lui, capo di un Ncd impalpabile elettoralmente, la Farnesina per l'ultima triste coda di legislatura con Gentiloni presidente del Consiglio. Alle elezioni nel 2018 finirà malissimo per il Pd (schiantato) e per Alfano (sparito dalla politica).
FEDELI E PASCALI
Gli anni Dieci sono forse quello più fecondi e fantasiosi nella ricerca di improbabili sponde nel campo avverso. Il Pd cavalca i retroscena che vorrebbero Gianni Letta e Confalonieri in rotta con Berlusconi per motivi politici. Entrambi sono ancora vicinissimi al leader, e basta questo per comprendere quanto fossero fallaci o strumentali le voci messe in giro sul cerchio magico di Silvio. La fine della relazione con Francesca Pascale (come fu con la seconda moglie Veronica Lario) offre alla sinistra una nuova eroina tragica femminista, capace di ribellarsi al Drago. La parabola di Francesca è ancora più sintomatica: da "ragazza del calippo", simbolo della "decadenza di Arcore", con miriadi di allusioni sessuali, si trasforma in paladina dei diritti delle donne e - addirittura! - dei gay. Pazienza se lei non abbia parlato male del suo ex una sola volta, anzi sottolineandone la sensibilità sul tema. L'immagine della Bella contro la Bestia è già consegnata alle stampe.
MATTI DA LEGA-RE
Anche Matteo Salvini, dal 2018 nuovo nemico pubblico numero 1 dei dem, rimane vittima del giochino. Per indebolirlo, sminuirlo, depotenziarlo si inventano i dualismi con il predecessore, il compianto Bobo Maroni, o con i presunti successori, da Giancarlo Giorgetti a Luca Zaia. Idem come sopra: sono tutti ancora insieme, per giunta al governo, e anche con una Lega ridimensionata nei sondaggi e nelle urne. E pensare che erano stati presentati all'elettorato dem come il volto bello del Carroccio brutto sporco e cattivo. I profeti di sventura (altrui) sono gentilmente invitati a ripartire dalla casella del "via". Contemporaneamente, il suo ex alleato diventato nemico
UTILE MA NON IDIOTA
Luigi Di Maio entra di prepotenza nel Pantheon del Pd grazie alla scissione dal Movimento 5 Stelle. Per aver fiaccato Giuseppe Conte e salvato (per poco) Mario Draghi, l'ex Giggino che sparava a zero sul "partito di Bibbiano" viene imbarcato nelle liste elettorali. Un disastro, ma ora ha guadagnato perlomeno la poltrona di inviato speciale Ue nel Golfo Persico. Utile sì, idiota sicuramente no.
BENEDETTO 25 APRILE
Dall'ottobre 2022, è Giorgia Meloni quella da abbattere. A fronte di politiche economiche ed estere difficilmente criticabili, non resta che rispolverare il grande classico del fascismo. Quanti accaduto nelle ultime settimane è un bignami del riflesso pavloviano che da sempre affligge la sinistra, amplificato dallo strapotere di Fratelli d'Italia in Parlamento. L'uscita di Fini a Mezz'ora in più sul 25 Aprile e le "reticenze" della premier sull'antifascismo hanno fatto godere non poco il Pd e i commentatori d'area. Fini è tornato un punto di riferimento della sinistra in modo tanto sfacciato da fare sospettare a Francesco Lollobrigida l'esistenza di "obiettivi secondari". Tempismo e toni assai duri nasconderebbero l'ennesimo tentativo di accreditarsi dall'altra parte per incarichi prestigiosi per i quali servono i voti di molti (il Quirinale?). La premier però ha sparigliato e con la lettera al Corriere della Sera ha convinto anche Gianfranco. Sognavano di fregarla, sono rimasti fregati.