«L’assalto» al portavalori sull’Aurelia la settimana scorsa «è avvenuto da parte di una banda di rapinatori sardi», scandisce sui social Roberto Saviano senza timore di essere smentito. Che insiste: «Lo sappiamo perché un video ha raccolto alcuni momenti dell’azione. E si sentono alcuni banditi con l’accento sardo». La rapina - ricostruisce l’Unione Sarda - è stata organizzata nei minimi dettagliha fruttato un bottino di oltre 4 milioni di euro (i soldi “spostati” per pagare le pensioni). Mentre gli inquirenti ancora indagano per individuare il gruppo d’assalto l’autore di “Gomorra già emette la sentenza, senza appello: «I due grandi gruppi che in questo momento fanno gli assalti ai portavalori sono sardi e foggiani. Precisamente i cerignolani e dell’organizzatore Garganica e Sassari e Desulo, soprattutto, per le organizzazioni sarde», assicura Saviano che perde l’occasione per precipitarsi al centro dei riflettori.
Ma l’equivalenza “sardo bandito” non viene digerita nell’isola. E scatena la reazione piccata di molti esponenti politici sardi della maggioranza e, soprattutto, soprattutto del sindaco di Desulo Gian Cristian Melis. Il primo cittadino del comune messo alla gogna mediatica. ai microfoni dell’emittente Videolina è un vulcano: «Un noto giornalista d’inchiesta, sedicente romanziere, ha iscritto “Desulo e Sassari” nel registro degli indagati sui social per la rapina ai portavalori di qualche giorno fa, in provincia di Livorno. L’accusa è affidata ad alcuni video, postati sui social più noti (Youtube, ndr). Attendiamo di conoscere gli elementi d’indagine a carico», ironizza, «poi proveremo a difenderci. Spiace che si voglia fare sensazione e cronaca sociale (con malcelata base razzista) basandosi su una presunta inflessione dialettale che sarebbe una prova di colpevolezza per i sardi, in specie per Desulesi e Sassaresi.
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Saviano stavolta la spara davvero grossa. Lo scrittore non contento di essere già a giudizio per una presunta dif...Assisto da tempo, quasi rassegnato, alla deriva che sta imperversando sui social. Dove le illazioni diventano elementi d’accusa. Il sospetto una prova su cui costruire una gogna mediatica per processare migliaia di persone perfettamente oneste. E, soprattutto, penalmente innocenti. Sto imparando a mie spese che non conta ciò che si è ma ciò che altri pensano dite. O, ancora peggio, ciò di cui ti si accusa davanti alla corte riunita sui social. È una brutta deriva. E se coinvolge anche certa classe intellettuale (e politica) allora diventa allarmante».
Critiche arrivano trasversalmente da tutti i politici e gli esponenti locali: «Parole gravi e fuori luogo», dice Michele Pais, ex presidente del Consiglio regionale. Mi chiedo come si possa permettere fare simili affermazioni. Da sardo e da sassarese mi sento profondamente offeso. Mi attendo delle scuse, secche, senza giustificazioni, per delle parole pronunciate con eccessiva leggerezza. Anche se non cancellerebbero l’offesa, sarebbe il gesto minimo di educazione che Saviano, con umiltà, dovrebbe fare».
Il deputato di Fratelli d’Italia Salvatore Deidda ribatte che a Desulo ci sono “persone laboriose e oneste come i sardi e i barbaricini sanno essere» e che «è ora di superare i luoghi comuni sui desulesi e sui barbaricini: rapitori e rapinatori sono solo battute da bar sporto, peggio, etichette odiose». Ma Saviano non ha alcuna intenzione di chiedere scusa. Anzi replica: «Raccontare il crimine che avviene in Barbagia è diffamare un territorio? Al contrario è essere leali, quello che non sta facendo il sindaco, e moltissimi altri, a non raccontare questa storia».