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Maurizio Landini, altro che lavoro: la Cgil ora vuole occuparsi perfino di Gaza

Il lavoro? Macché, mr. Cgil vuole organizzare presidi anche sul conflitto in Medio Oriente
di Sandro Iacometti domenica 30 marzo 2025

3' di lettura

Meglio un aumento di stipendio o una bella piazzata contro Israele? Maurizio Landini, con buona pace degli iscritti, non ha dubbi: «Non si può tacere su quello che sta accadendo a Gaza. Pensiamo la prossima settimana, stiamo ragionando sul 2 aprile, di organizzare presidi, iniziative che mettano al centro questo tema». E noi stupidi ancora a pensare che il leader della Cgil voglia occuparsi di politica interna piuttosto che fare il sindacalista. Roba vecchia e superata. Ora è tempo di geopolitica, di respiro internazionale, di riflessioni sui nuovi equilibri mondiali. Certo, l’opposizione al governo di centrodestra resta uno degli obiettivi primari.

Perché, ha detto durante l’assemblea pubblica su “Pace, lavoro, ambiente, diritti”, «la svolta autoritaria e antisociale è sempre più delineata e precisa, e passa anche attraverso anche la messa in discussione delle organizzazioni di rappresentanza». Frase dove la seconda parte risulta più bizzarra della prima. Già, perché nel momento in cui ti metti a parlare di Medio Oriente, di riarmo («scelta sbagliata e piena di rischi»), di massimi sistemi («il fallimento della globalizzazione sta determinando anche la crisi degli Usa») non si capisce bene di quale categoria la Cgil si attribuisca la rappresentanza. Di sicuro non quella dei lavoratori, abbandonati da tempo al loro destino.

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Già, perché il sindacato rosso dopo aver negli ultimi anni firmato senza troppi problemi i famigerati contratti collettivi a 5 euro l’ora, contro cui poi si batte nelle piazze denunciando il lavoro povero, ora ha cambiato strategia: per non correre rischi non firma più niente. Ne sanno qualcosa i lavoratori della sanità (ve li ricordate? quelli che ogni giorno vengono portati dalla sinistra ad esempio degli ignobili sfaceli del governo) e quelli degli enti locali, che si sono visti sfumare sotto gli occhi generosi aumenti perché Cgil e Uil hanno deciso di far mancare il quorum necessario per l’accordo. Per carità, se lo chiedete a loro vi diranno che gli incrementi di stipendio sono un’elemosina inaccettabile che non copre neanche la perdita di potere d’acquisto provocata dall’inflazione. Il che può anche essere vero. Ma il risultato è che i soldi racimolati dal governo sono fermi e i lavoratori a bocca asciutta.

Complessivamente non si tratta proprio di bruscolini. «Nella legge di bilancio 2023», ha spiegato il ministro della Pa, Paolo Zangrillo, «abbiamo stanziato otto miliardi e in quella 2024 altri dodici miliardi. Venti miliardi complessivi per finanziare la tornata contrattuale 2022-2024 e 2025-2027. Questo ci ha consentito di firmare il rinnovo delle Funzioni centrali e quello del comparto Difesa-sicurezza. Siamo ancora fermi su Sanità ed Enti locali a causa delle resistenze di alcune sigle sindacali». Beh, volete sapere quanto servirebbe per coprire interamente il peso dell’inflazione? 32 miliardi. In pratica bisogna fare un’altra manovra finanziaria.

Nell’attesa, però, medici e infermieri della Cgil potranno dedicarsi a battaglie di ben altro respiro rispetto a qualche centinaio di euro in più nella busta paga. E la gazebata per Gaza, che inchioderà alle loro responsabilità tutti quegli ebrei, come dice Giuseppe Conte, che non si scagliano contro Israele, è solo il primo passo. Basta vertenze e altro ciarpame da vecchi sindacalisti. Ora c’è bisogno di una vera e propria chiamata alle armi (non quelle dell’Europa, ovviamente) di tutto lo schieramento democratico e antifascista. Perché Landini ce la mette tutta. Ma contro l’avanzata delle destre, ha ammesso ieri, «mi rendo conto che anche un'organizzazione importante come la Cgil da sola non ce la fa». Insomma, tocca pure dargli una mano.

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