Sono esilaranti alcuni dei messaggi apparsi nella chat su Whatsapp creata da Massimo Giannini, per celebrare la Liberazione, e riportati da Tommaso Rodano in un articolo su Il Fatto quotidiano.
L'ex direttore de La Stampa, oggi editoriaista de La Repubblica, ha infatti riunito nello stesso gruppo "centinaia di contatti – per lo più illustri – della sua rubrica telefonica". Ci sono "ex premier (Romano Prodi, Massimo D’Alema, Paolo Gentiloni, Enrico Letta), tre quarti dei notabili del Pd e dei partiti d’opposizione (da Stefano Bonaccini fino a Pier Luigi Bersani), grandi editori (Carlo De Benedetti, Urbano Cairo), magistrati, giuristi, cantautori (in testa Venditti e Baglioni), scrittori (ovviamente c’è Antonio Scurati), artisti, comici, presentatori televisivi e il gotha del giornalismo italiano: una stanza virtuale di antimelonismo militante, riempita dagli ego galattici dei migliori e peggiori intellettuali del Paese", si legge nell'articolo.
Massimo Giannini, la chat del 25 Aprile smontata con un sms: "Puzza sotto il naso"
Massimo Giannini, per celebrare la Liberazione, ha creato una "Bella chat" riunendo nella stessa conversazione...La chat ben presto però degenera, molti abbandonano il gruppo ed "Enrico Mentana prova a instillare un dubbio in molti dei suoi interlocutori: e se ci limitassimo a provare a fare per bene i giornalisti? 'Ora che sembra delinearsi una sorta di fase costituente di un soggetto politico-culturale – scrive – vi dico francamente che l’impegno a cui ho dedicato la vita è un altro, l’informazione (...). È dal 1994 che sento gridare al lupo: ma evidentemente fare l’anti-lupo non basta più. Torno al mio lavoro”. E lascia la chat.