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Feltri, la verità sulla beneficenza: "Perché ho pagato la multa ai senzatetto"
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"Vengo definito di frequente 'stro**o' e 'cinico', ma tale non mi sono mai sentito": Vittorio Feltri lo scrive nella sua rubrica sul Giornale, rispondendo a una sua lettrice, Luisa. Quest'ultima si è rivolta al direttore dicendo di apprezzare i suoi nobili gesti spesso dimenticati, il più recente la multa pagata ai senzatetto a Milano. Nonostante questo, però, il più delle volte Feltri viene dipinto appunto come il "cattivo" della situazione. "Pagando la multa ai senzatetto non ho fatto nulla di speciale - ha scritto ancora il direttore - e mi meraviglio che tale gesto abbia prodotto tutta questa risonanza mediatica. A me pare di avere semplicemente compiuto un mio dovere". Il riferimento era alla tavolata organizzata da alcune associazioni benefiche per i clochard nel giorno di Natale in galleria Vittorio Emanuele a Milano. La multa era stata comminata per violazione del suolo pubblico.
"C’è chi ha tanto, anzi troppo, e c’è chi ha nulla - ha proseguito Feltri -. E considerare ciò significa riportare i piedi per terra, connetterci alla realtà, trovare un equilibrio. Ecco perché sostengo che dovremmo essere grati a quei clochard: ci hanno aperto gli occhi. Ma l’umanità non intende vedere, preferisce distogliere lo sguardo da quello che può creare disagio e presa di coscienza, sopravvivendo in una sorta di oblio della mente, una condizione in cui si accetta soltanto quello che è bello o sopportabile".
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Tornando ai clochard a Milano, infine, il fondatore di Libero ha chiosato: "I senzatetto sono stati multati perché erano disturbanti. Non per lo spazio, risicato, che occupavano, bensì perché ci sbattevano in faccia una verità che preferiamo ignorare. E questa verità consiste nella miseria, che non è lontana da noi, ma che con noi convive, anche se ci illudiamo di scacciarla chiudendo e blindando l’uscio di casa, è lì, eccola, ancora accanto a noi, è lì persino mentre usciamo sorridenti dal negozio dove abbiamo appena speso come fossero niente alcune centinaia o alcune migliaia di euro, è lì, muta, immobile, pietrificata, divorata dai morsi della fame, è lì, logora e sporca e assetata, è lì, quasi indecifrabile, che ci scruta e ci penetra l’anima".
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Un santuario alpino sospeso nel tempo e nello spazio
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