Ultima generazione in Parlamento? Luca Mercalli, la dritta al "partito verde"

di Claudio Brigliadorilunedì 25 dicembre 2023
Ultima generazione  in Parlamento? Luca Mercalli, la dritta al "partito verde"
3' di lettura

Quelle degli eco-vandali? Ragazzate. Anzi, meglio: Mercallate. Non prendetevela con i giovani di Ultima generazione, che versano vernici sui monumenti nazionali, e neppure con quelli di Extinction Rebellion che sversano coloranti direttamente nelle acque di Venezia o nel Tevere. Parola di Luca Mercalli, meteorologo molto mediatico, ospite quasi fisso di Fabio Fazio a Che tempo che fa e firma “green” del Fatto quotidiano, che per loro auspica addirittura un futuro in politica: «Non hanno un programma concreto, per fare qualcosa dovrebbero sedersi in Parlamento. Che facciano un partito loro». Alè.

Intervistato dalla Stampa, l'esperto con il papillon è uno dei più convinti assertori italiani del cambiamento climatico indotto dall’uomo e dell’impatto determinante dell’inquinamento sul surriscaldamento globale. Per questo, spiega, tutto quello che i governi stanno predisponendo a partire dalle varie “Cop” è troppo poco. Di più, è «come dare delle tisane a un malato di cancro».

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Proprio alla luce di una teoria così apocalittica, sfugge il suo sostegno alle “performance” tanto eclatanti quanto superficiali dei vari gruppi di eco-gretini. «Non riesco a biasimarli per le loro azioni di protesta. Che poi in realtà non hanno mai rovinato niente, hanno tutti contro ma non hanno fatto danni. E i writers allora? Vedo treni e muri completamente ricoperti di putt***te, ma per gli eco-vandali valgono pesi e misure completamente diversi».

Le varie amministrazioni locali che si sono trovate a dover porre rimedio ai loro blitz qualcosa da obiettare ce l’avrebbero pure. Milano, per esempio: ci sono voluti 7 mesi per ripulire la statua di Vittorio Emanuele II in piazza Duomo, imbrattata con vernice gialla lo scorso marzo. Costo dell’intervento: 30mila euro, donati gentilmente al Comune dalla società Vox Media.

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Stessa storia a Firenze: il sindaco Nardella era intervenuto personalmente, con tanto di improperi, placcando uno degli attivisti che avevano appena sporcato la facciata di Palazzo Vecchio. «Danni per 30mila euro e 2.500 litri d’acqua sprecati», aveva denunciato il primo cittadino Pd. Ne sanno qualcosa anche al Senato, dove l’attacco a Palazzo Madama ha causato un esborso di 55mila euro.

Noccioline? Forse, ma di sicuro uno spreco evitabile. Anche perché il ritorno in termini di pubblicità positiva è decisamente limitato. «A queste manifestazioni manca efficacia comunicativa», riconosce lo stesso Mercalli, «ma non hanno ucciso nessuno. Lo stesso giorno di un loro sit-in, gli operai dell’Ilva bloccavano l’autostrada, ma nessuno se l’è presa veramente». Forse, ipotizziamo, perché quello di Taranto viene percepito come un dramma sociale e politico mentre il “climate change”, affrontato in questo modo, sembra solo un diversivo per ragazzini annoiati. Sbagliato, certo, ma proprio per questo servirebbe un movimento d’opinione più organizzato e maturo, capace di incanalare la pur giusta indignazione per il tema-ambiente in codici di mobilitazione più comprensibili a tutti. Impedire a cittadini e lavoratori di recarsi in orario a scuola, in ufficio o in fabbrica non sembra esattamente lo strumento più funzionale per attirarsi simpatie e sostegno.

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«La rotta non si inverte più, il danno climatico è irreversibile e ce lo terremo per migliaia di anni», sentenzia Mercalli. «C’è un limite di una decina di anni davanti a noi per intervenire, dopodiché, se non lo si farà davvero, non ci sarà l’apocalisse, ma sarà terminato lo spazio di cura e la traiettoria non potrà più essere deviata». E se il tempo stringe, perché perderlo a tirare secchiate di vernice?