Non è l'Arena, "perché ora rimpiango Giletti": chi si schiera col conduttore

lunedì 17 aprile 2023
Non è l'Arena, "perché ora rimpiango Giletti": chi si schiera col conduttore
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"Guardo poco la tv e benché fosse di successo, guardavo poco anche Giletti, ma questa brutta chiusura me lo fa rimpiangere": Francesco Merlo lo scrive su Repubblica in risposta alla lettera di un lettore del quotidiano. Giulio Sorrentino da Torino, infatti, ha posto la questione: "Caro Merlo, non so in quale Tv andrà a lavorare Massimo Giletti, ma chiudergli il programma a fine stagione, e proprio quand’è in uscita, non significa regalargli una grande pubblicità?". Prima di rispondere, Merlo ha fatto una precisazione: "Premetto che non mi piacciono gli atti d’imperio e dunque non mi piace la chiusura d’imperio del programma di Giletti".

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Tornando alla figura del conduttore di Non è l'Arena, il giornalista di Repubblica ha scritto: "Come altri giornalisti, Massimo Giletti vive sotto scorta perché ha ricevuto minacce che non sono diplomi di nobiltà, ma rischi che il ministero degli Interni prende sul serio. In Italia sono troppe le scorte o sono troppe le minacce?". E ancora: "Del suo giornalismo ho già scritto che Giletti, partito come allievo di Minoli, è diventato l’erede di Santoro, un misto di scoop e narcisismo, la piazza-tv dove le sfide sono giostre e i nemici compari, ma dove tutti vogliono andare e vanno. E dunque è vincente perché è l’audience che, non solo in tv, misura la qualità".

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Sulle voci circolate in merito alle ospitate del pentito Baiardo, Merlo ha scritto: "Escludo che Giletti e l’editore che lo ha autorizzato possano avere pagato in nero un qualunque ospite, non solo un mafioso patentato". Sulla presunta foto di Berlusconi con Graviano e il generale Delfino, invece: "Credo che la paura della foto abbia molta più sostanza della foto stessa che potrebbe non esistere ma alla quale tutti ormai credono. Vedo una sapienza (mafiosa e politica) nella sua gestione: il nulla non si annulla e dunque, se non la vedremo mai, sarà “la prova” che è stata distrutta, perché si sa che in Italia solo le prove vengono distrutte, e più si distrugge e si fa sparire più si rafforza la prova".

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